Don Carlo: melodramma sul potere

Maresa Galli

Il “Don Carlo” di Verdi inaugura la Stagione 2022/2023 del Teatro di San Carlo di Napoli, in scena con la regia di Claus Guth; sul podio Juraj Valčuha, alla guida di Orchestra e Coro del Lirico di Napoli. Dramma lirico su libretto originale in francese di François-Joseph Méry e Camille Du Locle, ispirato alla tragedia in cinque atti “Don Carlos, Infant von Spanien” di Friedrich Schiller, ambientato tra Francia e Spagna attorno al 1560, rappresenta la partitura più lunga e complessa di Verdi. Il nuovo allestimento è quello rappresentato a Modena il 29 dicembre 1886, in cinque tempi, senza balletto ma con il reintegro del primo atto, la fondamentale scena di Fontainebleau, che mostra il primo, fatale incontro tra Carlo ed Elisabetta che si confessano il loro amore, prima che Elisabetta sia costretta a sposare Filippo II.

La regia, imperniata sul Potere, espresso dal Grande Inquisitore, e sulla fragilità di Carlo innamorato e sofferente, intercala la drammaturgia di Yvonne Gerbauer con i video di Roland Horvath che mostrano l’amicizia che sboccia tra Carlo e Posa fanciulli. Completano la drammaturgia le scene essenziali, cupe di Etienne Pluss, con un tribunale/coro ligneo cinquecentesco spagnolo e un pavimento che richiama il duomo di Napoli. Scene che nulla sottraggono al racconto storico ma che sono senza tempo, così come mostrano gli eleganti, sobri costumi immaginati da Petra Reinhardt, tra mise del ‘500 e dell’ ‘800 – la sopraffazione, i giochi del potere appartengono a tutte le epoche.

Completano il dramma le luci di Olaf Freese con la proiezione di ombre giganti dei personaggi sul fondale, figure quasi spettrali. Il regista inserisce anche un personaggio anarchico, il bravo mimo Fabián Augusto Góme, presente per quasi tutta l’opera: è il giullare che sbeffeggia i potenti, l’anelito di libertà degli uomini, e con la sua bella maschera richiama i dipinti di Diego Velázquez. Le voci sono tutte straordinarie: Michele Pertusi è Filippo II, Matthew Polenzani è Don Carlo, Ludovic Tézier ed Ernesto Petti si alternano nel ruolo di Rodrigo, Ailyn Perez, dai bei filati e dalla toccante interpretazione, debutta con successo nel ruolo di Elisabetta di Valois ed Elīna Garanča, la più applaudita, superba nell’interpretazione e per presenza scenica, è la Principessa Eboli; Alexander Tsymbalyuk interpreta con vigore Il Grande Inquisitore.

Completano il cast Giorgi Manoshvili (Un frate), Cassandre Berthon (Tebaldo), Luigi Strazzullo (Il conte di Lerma), Massimo Sirigu (Un araldo reale), Maria Sardaryan (Una voce dal cielo), Takaki Kurihara (Primo Deputato), Lorenzo Mazzucchelli (Secondo Deputato), Giuseppe Todisco (Terzo Deputato), Ignas Melnikas (Quarto Deputato), Giovanni Impagliazzo (Quinto Deputato), Rocco Cavalluzzi (Sesto Deputato). Nel grand opéra verdiano al Coro è assegnato il ruolo di settimo protagonista, ed è guidato brillantemente da José Luis Basso. Buone la prova di Orchestra e la direzione di Valčuha. Interminabili, meritati applausi per tutti alla prima. Repliche fino al 6 dicembre.

 

 

(Foto di Luciano Romano)

 

 

 

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