Eclettico Arbore

Angela Matassa

Canta poco e parla molto Renzo Arbore, che venerdì 9 maggio ha riempito la sala dell’Augusteo di Napoli in ogni ordine di posto. Nonostante sia di casa nella nostra città, l’artista foggiano continua

Renzo Arbore e Gianni Conte
Renzo Arbore e Gianni Conte

a conquistare le platee. Nel pubblico tutte le generazioni, che hanno applaudito e cantato con l’Orchestra italiana. Tredici elementi affiatatissimi (Mariano Caiano, Giovanni Imparato. Massimo Volpe, Michele Montefusco, Paolo Termini, Nicola Cantatore, Claudio Catalli, Peppe Sannino, Roberto Ciscognetti, Massimo Cecchetti, Nunzio Reina, Gennaro Petrone, Salvatore Esposito) che hanno proposto uno spettacolo “speciale” per il teatro partenopeo. “Cambiamo in ogni città – spiega Arbore – qui ci sono pezzi che non possono mancare”. Il lungo concerto (tre ore di esibizione) inizia a sipario chiuso sulle note di “Reginella”. L’omaggio a Roberto Murolo continua anche con altri brani, tra cui macchiette e canzoni umoristiche (“Fravula frà”, “‘A casciaforte”, “Penzammo a’ salute”). Un altro “genio” partenopeo, Renato Carosone, risuona con una “Maruzzella” latino-americana e un “’O Sarracino” stile tammurriata.  E ancora la tradizione partenopea con brani “meno conosciuti”, precisa il mattatore, ma da lui amati in modo particolare. Come le tristi melodie del dopoguerra, suonate con la fisarmonica dai questuanti dell’epoca. Omaggio a Totò con “Malafemmena” e a Modugno con “Piove” in versione jazz.

Arrangiamenti originali hanno dato un volto diverso alle millenarie note create dai Maestri della nostra città, che hanno permesso ad Arbore e alla sua Orchestra di girare il mondo. Le immagini sullo schermo riportavano i tanti luoghi in cui si sono esibiti: da New York a Londra, Parigi, Mosca, Tokyo, Caracas, Buenos Aires, San Paolo, Rio de Janeiro, Toronto, Montreal, Sidney, Melbourne, Pechino, Shanghai.

Forse per l’età avanzata (ci ha scherzato) o forse per mostrare il talento dei suoi musicisti, Arbore ha cantato poche canzoni, mettendo sotto i riflettori le altre voci: Gianni Conte (“Mandulinata a Napule”, la pucciniana romanza”Nessun dorma”)  e Barbara Bonaiuto (“Tutt’e sere”, “Canção do Mar”).

Un lungo finale, iniziato con “Smorza ‘e llights”, “Quanno mammeta ta fatt”, “Catarì”, “Aummo aummo”, ” ‘O surdato ‘nnammutato” e “Alleluja tutti jazzisti”, versione italiana di “Everybody Wants to Be a Cat”, arriva ai celebri pezzi tratti dalle note trasmissioni televisive: “Il clarinetto”, “Ma la notte no” (Quelli della Notte), “Il materasso” e “Tanto pè cantà”, “Vengo dopo il tg” (Indietro Tutta).

Qualche battuta e qualche aneddoto sull’amico Luciano De Crescenzo hanno completato uno spettacolo ricco di luci ed effetti soprattutto musicali. Pubblico affascinato e composto nonostante la vivace partecipazione.

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