Eduardo poeta raccontato da Gianni Caputo

Maresa Galli

Che testamento ci ha lasciato Eduardo De Filippo? Il gigante del teatro che tutti amiamo ci ha regalato anche umanissima e toccante poesia. Gianni Caputo, talentuoso attore e drammaturgo, ha messo in scena, al Teatro CortéSe di Napoli, dal 3 al 5 maggio, lo spettacolo “Fu Re da doppie Lodi. La vita di Eduardo raccontata dalle sue poesie”. La grandezza di Eduardo attore e drammaturgo ha oscurato la bravura del poeta, oggi restituita sulle scene da Caputo che ne interpreta i versi più famosi curando anche progetto e drammaturgia. Lo spettacolo non è un reading ma un viaggio nelle emozioni. “Dopo avere scritto poesie giovanili, come fanno più o meno tutti i ragazzi – scrive Eduardo – questa attività divenne per me un aiuto durante la stesura delle mie opere teatrali. Mentre scrivevo “Questi fantasmi”, per chiarire a me stesso il tormento di Pasquale Lojacono, ebbi bisogno di “Io vulesse truvà pace”.

Gianni Caputo in una foto di scena

E con questa perla inizia lo spettacolo di <gianni Caputo con sottofondo di musiche arrangiate ed eseguite da Giuseppe Musto ed alcune immagini che scorrono sullo schermo di Eduardo marito, padre affettuoso, fratello e attore. Eduardo strinse un tacito patto con gli spettatori delle sue commedie. Recitava a memoria suoi versi, atteso fuori programma. Nella carrellata poetica Caputo interpreta “A Villa Comunale”, “Nun me guardate”, dedicata a Dodò, Dorothy, la prima moglie, “Si t’o sapesse dicere” e “Si te parlo”, dedicate al figlio Luca.

L’attore intercala i momenti salienti della vita di Eduardo con i suoi versi più significativi. “’O core è analfabeta”, “Don Gennaro”, “Tre ppiccerilli”, “’A gatta d’ ‘o palazzo”, “A…B…C…D…”, “’E pparole”, “Stammatina”, “’O ‘ncienzo”. Due categorie di persone detestava Eduardo: gli adulatori e i voltafaccia, i doppiogiochisti. Nelle sue poesie si avvertono le difficoltà incontrate nella sua vita, come i debiti contratti per rimettere in sesto il teatro San Ferdinando, come la sua famiglia difficile, ben raccontata nell’autobiografia dal fratello Peppino.

E alla sorella dedica “Titina”, così come dedica versi alla madre, Luisa, la delicatissima “Pazziammo cu ‘o suonno”, dedicata alla figlia Luisella, morta a soli dieci anni di emorragia cerebrale. Toccante così come “Sto ccà”, dedicata alla moglie Isabella Quarantotti. Da “’A gioventù”, “’A sveglia”, “E allora bevo”, “A ggente”, “E bbalice”, trasmettono la serenità nell’affrontare il pensiero della morte che dà vita a nuovi cicli, ad altra vita.

Toccante è “De Pretore Vincenzo”, così come tutto lo spettacolo, ben scritto e interpretato da Caputo capace di intrattenere ed emozionare il pubblico, solo in scena con la sua maestria e con la grandezza del poeta Eduardo.

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