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EMOZIONI SUL FILO DELLA MEMORIA

Gioconda Marinelli

“Ho le orme del mio mare nell’anima, scriveva Maria Orsini Natale nel suo ultimo libro “Il girasole della memoria”, le fluorescenze del profondo, le mandrie di cavallucci marini, proprio mandrie…e il profumo dei suoi scogli. Quando ho perduto la casa sul mare, ho perduto il paradiso, ma spero che quell’aldilà che mi aspetta sia la spiaggetta della mia infanzia. “Chiedeva vita alla vita, ma questa volta non c’è stata risposta. Il maledetto male oscuro in pochi mesi l’ha rapita, non voleva arrendersi e chiedeva con insistenza al nipote Domenico di aiutarla ancora a scrivere e raccontare belle storie. La scrittrice “vesuviana”, cantastorie, affabulatrice, ha sempre regalato emozioni sul filo della memoria. Leggendo i suoi libri, è come se tornassimo bambini, la sua prosa è magia, poesia,  incantesimo, elogio della saggezza di un tempo, memoria delle antiche tradizioni. “Francesca e Nunziata”, finalista al premio Strega 1995, è  la sorprendente storia di una famiglia di pastai che va dal 1848 al 1940,di una madre e di una figlia adottiva che vivono tra lotte, amori e dissapori, la straordinaria avventura di imprenditrici. “Troppo bellella sei stata Maria – le scrisse Lina Wertmuller, che dal suo romanzo ha tratto l’omonimo film con Sofia Loren, Claudia Gerini, Giancarlo Giannini e Raul Bova – con questo tuo Ottocento vesuviano evocante pastelli e gouaches, troppo bellella sei stata a dedicare, e con che grazia, tempo al passato, ai luoghi, ai sapori…”. Lo scenario per il suo secondo romanzo “Il terrazzo della Villa Rosa” è  un terrazzo vesuviano profumato di sole e di limoni “così abitato e così vivo che non l’ho più dimenticato”, dove si intrecciano, intorno all’amore di  Nicola e Ghisella, altre vicende e sullo sfondo il Vesuvio splendido e minaccioso. Maria ha cantato l’amore  nei suoi libri e nei suoi versi, alcuni raccolti in “Canto a tre voci”. Atmosfere lontane, avvincenti racconti con straordinari personaggi di un tempo perduto, a molti sconosciuto, ci accompagnano in un mondo di fiaba, in un sogno. Accade per ogni suo scritto: “La bambina dietro la porta”, “Cieli di carta”, dedicato ai presepi e ai pastori della sua infanzia e ancora in “La favola del Cavallo”. Fa parlare gli oggetti, le persone, descrive i luoghi e il senso dei luoghi. Nei paesaggi, nelle case sente la presenza di persone che hanno vissuto intensamente e che vogliono guidare la mano di chi le descriverà.

“C’è gente distratta – diceva la scrittrice – che non apprezza tutto ciò, che non alza gli occhi!”. Lei invece ha scelto di vivere nella sua amata Torre Annunziata sotto lo sguardo del Vesuvio,che cambia colore sotto i riflessi del sole. “E’ come un dio,è venerato fra questa gente: prima San Gennaro e poi il Vesuvio. Io lo amo così, ma spero che non si risvegli lasciandoci senza scampo. Il Vesuvio nell’animo ci mette qualcosa che altri non hanno, è maestro di vita, ce ne dà misura e importanza, e poi ci fa guardare tutte le cose da grandi distanze.” Maria Orsini è stata una vera maestra di vita e di scrittura, con lei, una donna che è riuscita a esaltare e comunicare i sapori della vita, si possono guardare con più attenzione tanti luoghi: le stupende ville vesuviane, purtroppo abbandonate, gli scavi di Oplonti, la villa di Poppea, l’esplosione dei colori rosso, giallo, verde negli affreschi alle pareti che mostrano fontane con zampilli, uccelli, cesti di frutta che sembra appena colta. Non abitava più in una villa vesuviana purtroppo, ma in un appartamento moderno arredato con mobili antichi, lumi,oggetti di particolare gusto, quadri, ritratti che le ricordavano il suo vissuto. Il suo studio-camera da letto ha un grande armadio bianco dipinto a mano da un suo amico, con grappoli di frutta, e un’enorme libreria e volumi dappertutto insieme ai riconoscimenti, alle foto. “Sono una vecchia signora”, diceva in “Cieli di Carta” e si può aggiungere: assai leziosa con i suoi cappellini, i fiocchi,i colori vistosi, il rosso soprattutto, scialli in quantità. Scriveva rigorosamente a mano e scaramanticamente con la penna rossa. A volte in sottofondo le canzoni cantate da Caruso: Catarì , Catarì… Che bella cosa è ‘na jurnata ‘e  sole… Io m’arricordo e Napule ‘e matina quanno schiarava juorno a poco a poco.

 

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