Estranei, la solitudine e i fantasmi di un giovane gay

Renato Aiello

Uno dei grandi assenti agli Oscar 2024 è stato Estranei. Uscito nei cinema a fine febbraio in Italia e già confinato alle piccole sale e in orari ostici dalla saggia distribuzione, il film è un piccolo gioiello di recitazione, scrittura e regia che meritava maggiore attenzione sia agli Academy Awards, sia da parte del pubblico.

Estranei, la locandina

ALL OF US STRANGERS

Tratto dal romanzo romanzo All of us strangers di Taichi Yamada del 1987, già adattato per il grande schermo da Nobuhiko Obayashi nel film The Discarnates del 1988, Estranei racconta il viaggio nei ricordi e tra i fantasmi del protagonista Adam.

Gay timido e col blocco dello scrittore, Adam è arroccato nel suo appartamento londinese di una palazzina alta e dalle linee architettoniche fredde, che ricorda vagamente la periferia ritratta da Weekend nel 2011, altra pellicola a tema LGBTQIA.

Il primo estraneo che viene a bussare alla sua porta è il giovane Harry, in cerca di compagnia e chiaramente omosessuale.

Dopo il rifiuto è lo stesso Adam a fare ritorno e visita ai genitori nella casa natia. Il problema è che mamma e papà sono morti da tempo, troppo tempo, e quelli che lo accolgono in casa sono i fantasmi del suo passato. Amorevoli e pazienti, ma anche loro estranei in un certo senso, che non hanno avuto il tempo di capire, percepire o indovinare l’omosessualità del figlio.

Una scena del film Estranei

IL COMING OUT

In un gioco di battute e di scambio dei ruoli, quello che inizialmente sembrava più freddo e patriarcale, ovvero il padre, si rivela come il più comprensivo e aperto. Non che la madre sia da meno, ma la sorpresa in lei è più forte, quasi preoccupata dalla notizia a causa dello stigma che accompagna la comunità gay nel mondo dagli anni ’80 (l’AIDS). Non sospettava, e la cosa è abbastanza strana e insolita, soprattutto per una madre che raramente ignora o non riesce a farsi un’idea del proprio figlio.

Fanno tenerezza i loro incontri dopo le regolari trasferte in treno di Adam, e sono un piccolo pugno allo stomaco i momenti di commozione nei dialoghi su vita, amore e coming out del ragazzo rimasto solo al mondo troppo presto, causa il loro incidente al ritorno a casa.

Fa capolino anche il Natale coi suoi riti e le sue luci nella casa di questi fantasmi d’infanzia. Nel frattempo Adam si lascia andare a una piccola storia che potrebbe diventare importante, che non è solo divertimento e sesso con Harry. Ma il finale sulle note di Power of Love ha in serbo un’altra epifania per Adam, dolente e triste per chi si aspettava un lieto fine in poltrona.

GLI ATTORI

Quello che lascia il segno più di ogni cosa, insieme alla scrittura e alla regia di Andrew Haigh, è proprio la recitazione misurata ma intensa, capace di toccare le nostre corde più intime, delle due coppie in scena: i due amanti Andrew Scott e Paul Mescal; e i genitori Claire Foy (già regina Elisabetta II nelle prime due stagioni di The Crown) e Jamie Bell (era il bambino di Billy Elliot a inizio secolo).

Un poker da premio che ha raccolto varie candidature dai Golden Globe ai BAFTA, tranne quelle degli Oscar, sfortunatamente.

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