Eterno Molière

Maresa Galli

Comedien du Roi, ovvero del sovrano Luigi XIV, Molière era costretto ad assecondare i gusti del re che amava le commedie- balletto e l’evasione. Nonostante ciò il grande commediografo riesce, con la sua penna sapiente, a fustigare i costumi del mondo con profonda satira, dando vita al teatro borghese che nasce dal teatro popolare, con la sua farsa, con la sua vis comica alla quale ricorre per alleggerire temi letterari, come nella “Scuola delle mogli”, del 1662. La commedia, di spunto autobiografico, nella traduzione di Cesare Garboli e nella regia e interpretazione di Arturo Cirillo, è coprodotta da Marche Teatro, Teatro dell’Elfo e dello Stabile di Napoli, ed è in scena al Teatro Mercadante di Napoli fino al 31 marzo 2019.

Arnolfo (Arturo Cirillo), che si fa chiamare Signor del Ramo per darsi quel tocco di nobiltà che non possiede per nascita, rinchiude in un cubo-casa di bambole la giovane e ingenua Agnese. Per non incorrere nel “sacro corredo di ogni marito”, ovvero le corna, sceglie per sé una giovinetta incolta, sciocchina, che tutto gli deve, affidatagli da una famiglia indigente. “Alla larga dalle donne che scrivono!”, confida all’amico Crisaldo che cerca inutilmente di farlo ragionare. Agnese, una brava Valentina Picello, allevata in convento, è dedita alla preghiera e al ricamo, sorvegliata da due servi di Arnolfo, improbabili e venali carcerieri (Rosario Giglio e Marta Pizzigallo). Arnolfo incontra Orazio (Giacomo Vigentini), giovane scanzonato e allegro che entra canticchiando “Figli delle stelle”, confessando al vecchio amico del padre, Oronte, di essere innamorato e corrisposto da Agnese. Arnolfo, divorato dalla gelosia, fingerà di voler aiutare il giovane a conquistare l’amata. Anticipando le proprie nozze con Agnese, Agnese le imporrà anche la lettura del decalogo della moglie perfetta. Bambola, automa, cavia e quant’altro – la sottomessa Agnese indossa un abito rosa di plastica, vive in una stanza rosa, indossa una parrucca bionda, ingabbiata dalle tante attenzioni-imposizioni del futuro marito che alla fine sarà condannato ad amarla non corrisposto.

Belle le scene a cura di Dario Gessati e le luci di Camilla Piccioni, che fanno da sfondo al gioco di vittima e carnefice, agli imprevisti della vita dove alla fine a dominare è il cuore, all’inevitabile lieto fine. Belli e fantasiosi i costumi di Gianluca Falaschi che conferiscono l’aspetto di maschere ai personaggi, le musiche di scena eseguite da Francesco De Melis, chitarra classica, Caterina Dionisi, pianoforte, Vasco Maria Livio, computer, Lorenzo Masini, chitarra acustica, Orlando Trotta Paik, clarinetto e percussioni.

Tanti i generi triturati e proposti in un brillante mélange di elementi di commedia dell’arte, di pantomima a suon di musica, di slapstick, messi in scena da attori eccellenti, capitanati da Cirillo che ben sa rendere tutte le sfumature e finezze del teatro di Molière, “nostro contemporaneo”.

 

 

 

 

 

 

 

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