Favola allegorica e psicoanalitica

Maresa Galli

Una scena
Una scena

Il romanzo futurista “Il codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi si trasforma nella raffinata, misurata, coinvolgente messa in scena di Aniello Mallardo al Teatro Piccolo Bellini di Napoli fino al 3 aprile. L’uomo di fumo, scritto e diretto da Aniello Mallardo, produzione di Teatro in Fabula, appartiene alla “poetica del divertimento” di Palazzeschi, romanzo futurista composto nel 1910 di contro la retorica dannunziana e l’intimismo crepuscolare per liberare il verso con massima fantasia.

Il magnifico stile poetico si presta all’adattamento teatrale, favola allegorica e psicoanalitica che racconta la storia di un uomo di fumo figlio di tre vecchie megere, Pena, Rete e Lama, che giunge, suo malgrado, a salvare le sorti del disgregato e vuoto Regno di Torlindao, dove risuonano solo vuote parole del Re, dell’Arcivescovo, del nobile Zarlino e della marchesa Oliva di Bellonda che se ne innamorerà. Il gabinetto di Stato cerca da tempo di realizzare un nuovo Codice di leggi per risollevare le sorti del popolo. L’Universo in fondo non è che una banca e gli uomini devono sottostare alle sue leggi: la soluzione radicale consiste nei tagli alla cultura, all’arte, alle materie umanistiche e al loro pessimo influsso che distoglie dalle finalità del capitalismo. Ai poveri andrà la speranza, i “torlincasinò”, l’arte come sollazzo per distrarre le menti.

Perelà, vestito solo di stivali, piovuto dal cielo, sembra essere l’unico in grado di risollevare le sorti del Regno, Acclamato dal popolo, godrà di fama e ammirazione fino ad essere rinnegato, accusato ingiustamente d’omicidio e gettato in carcere. Perelà, nuovo Messia e poi demonio, tornerà nella sua dimensione estrema di leggerezza e imperscrutabilità. Un lavoro importante per un testo che non si vede tutti i giorni a teatro, nato dall’impegno di Mallardo, avvezzo a mettere in scena intense pagine di letteratura italiana (Campanile, Pirandello), dove tutto concorre alla perfetta riuscita: la bravura degli attori, in primis Raffaele Ausiello, stralunato, etero Perelà, privo di parola ma dalla sapiente fisicità,

Marco Di Prima, Antonio Piccolo, Melissa Di Genova e Giuseppe Cerrone, le musiche originali di Mario Autore, le scene di Sissi Farina e Antonio Genovese, i fantastici (in tutti i sensi) costumi in plastica di Anna Verde dalle tonalità luminescenti, surreali e visionarie, fuori dal tempo.

Elogio della leggerezza ma anche della Bellezza e inafferrabilità della vita che più gli sciocchi al potere provano a ingabbiare più si fugge.

 

 

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