Ferdinando e lo scompiglio nel grigiore quotidiano

Angela Matassa

Dopo le precedenti “Le cinque rose di Jennifer” e “L’ereditiera”, Arturo Cirillo si cimenta con un‘altra opera di Annibale Ruccello, “Ferdinando”. Una messinscena che riflette chiaramente lo spirito del regista, contenendo tutti gli elementi chiave della sua creatività.

La scenografia di Dario Gessati crea l’ambiente unico (la camera da letto), che accoglie Donna Clotilde (Sabrina Scuccimarra), ricca baronessa borbonica, padrona di casa e generosa cugina di Donna Gesualda (Anna Rita Vitolo), parente povera accolta in casa come domestica. La loro vita scorre monotona, acida e noiosa tra gli improperi della “molto malata” Clotilde, le umiliazioni subite dalla “serva”, le elucubrazioni e i pettegolezzi del corrotto curato del paese, don Catellino (Arturo Cirillo), presente quotidianamente in casa.

Arturo Cirillo in “Ferdinando”

Il testo dello stabiese Ruccello è quasi totalmente rispettato nel plot e nella sequenza degli avvenimenti: è una storia che si realizza. La lingua, elemento caratterizzante della scrittura di Ruccello, è un misto di napoletano dell’epoca del Regno delle Due Sicilie e di slang vesuviano. L’interpretazione è di qualità, pur se non proprio omogenea. La Clotilde di Scuccimarra, infatti, è rabbiosa e urlante piuttosto che rancorosa, nel suo sparlare di tutto e tutti, nel suo essere insopportabile.

Arturo Cirillo, che considera Ruccello uno dei suoi autori più amati, lo rappresenta con rispetto. E’ un dramma che si consuma in un ambiente claustrofobico, carico di grigiore e solitudini, tra la cattiveria dei delusi, la maldicenza da quartiere e tanta tanta voglia di sesso.

E qui arriva l’elemento concreto della trasgressione, vietata dalle Sacre Scritture, eppure segretamente praticata.

Una scena di “Ferdinando”

Ma, con l’arrivo del falso nipote Ferdinando (Riccardo Ciccarelli), tutto diventa vero e reale. Un volto angelico ma un corpo da toccare, che sconvolge gli equilibri, seppur malsani, della compagnia.

Un bel testo, che val la pena di rileggere (o rivedere in scena), drammatico e tragico, vista la morte del sacerdote, che Cirillo in alcuni momenti, ha reso leggero e divertente, tanto da suscitare il sorriso degli spettatori, che hanno a lungo applaudito la messinscena, in cartellone al Teatro Bellini di Napoli, fino al 17 dicembre 2023.

(Le foto sono di Tommaso LePera)

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