Filumena Maturano

Angela Matassa

Luca De Filippo
Luca De Filippo

Se Filumena Marturano è l’opera del gelo. Se è la commedia della freddezza. Se è il testo di una separazione, allora bene ha fatto Francesco Rosi a metterla in scena così. Bene hanno fatto Lina Sastri e Luca De Filippo a interpretarla così. Ma se Filumena Maturano è la commedia ricca di passione, di spirito di rivalsa, di amore materno, di autoaffermazione, di dignità femminile che ricordiamo, allora non si capisce perché Rosi l’abbia messa in scena così e perché gli attori l’abbiano interpretata così.

La scena sembra una scacchiera, con pedine fisse nei loro quadrati, ferme, immobili fino alla prossima mossa. Il gelo domina tutta l’azione. La Filumena Maturano di Lina Sastri è una donna della vendetta, della rivalsa fine a sé stessa, della rabbia senza sentimento, del calcolo senza trasporto. Nemmeno i figli, che pure so’ figlie, suscitano amore, tenerezza, calore.

Partecipazione e umanità traspaiono solo nell’interpretazione di Antonella Morea (nei panni della vecchia serva di casa Rosalia Solimene e di Nicola Di Pinto (nei panni di Alfredo Amoroso).

Perché mettere ancora in scena i testi di Eduardo De Filippo che ha lasciato il segno grazie a lavori e attori indimenticabili?

Con Silvia Maino (Diana ), Gioia Miale (Lucia la cameriera), Carmine Borrino (Umberto lo studente), Daniele Russo (Riccardo il commerciante), Antonio D’Avino (Michele l’operaio), Giuseppe Rispoli (l’avvocato Nocella), Chiara De Crescenzo (Teresina la sarta).

Luci di Stefano Stacchini. Scene di Enrico Job.

Allo Stabile di Napoli fino all’1 febbraio.

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