Gabler in un noir

Maresa Galli

Alla Galleria Toledo di Napoli, fino al al 1 marzo ,saranno in scena Le Belle Bandiere in Hedda Gabler di Henrik Ibsen per la regia di Elena Bucci e Marco Sgrosso che l’interpretano con Maurizio Cardillo, Roberto Marinelli, Filippo Pagotto, Giovanna Randi, Elisabetta Vergani.

La narrazione, pur nel rispetto del canovaccio originario, assume i contorni di un noir psicologico. Un ambiente apparentemente tranquillo, una grande casa borghese, una coppia appena sposata con un promettente futuro, una zia premurosa, un amico di famiglia che torna alla rispettabilità e al lavoro ispirato dalla pura dedizione di una donna. Tutto sembra perfetto, eppure, nell’arco di poco, scopriamo che niente è quel che appare nella fortezza che si fonda sulla solidità dei beni materiali e sull’uso di maschere e convenzioni; qui non c’è protezione dalla paura, rifugio dai sentimenti, dalla noia e dalla morte. Al centro della scena, al cospetto di tutti – nel luogo dedicato e disertato da Dio – il ritratto del Generale Gabler, la cui immagine cambia continuamente, suggerendo le aspirazioni degli stessi personaggi da bambini e le possibilità perdute di esistenze che hanno rinunciato al coraggio.

Lo spazio scenico cerca di fare sua la spietata sincerità del teatro: non c’è nessuno degli oggetti nominati, nessuna villa, nessun salotto. Ci sono otto sedie e, disegnati a terra, forme di quadrati concentrici che diventano labirinti, schemi di gioco, traiettorie per pedine, corridoi spalancati su un esterno che non si ha la forza di affrontare.

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