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Gelardi: ‘inFiniti’ tra la Ortese e Pasolini

Danila Liguori

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Napoli fa da scenario a una nuova magia teatrale. “inFiniti” è un progetto site specific che vuole portare nelle splendide stanze de A’ Mbasciata di palazzo Venezia, grandi personaggi della letteratura e del teatro. Un progetto di Mario Gelardi, drammaturgo, regista teatrale e scrittore napoletano che nel 2013 assume la direzione artistica del Nuovo Teatro Sanità, un teatro nel centro storico di Napoli ospitato in una chiesa settecentesca. Ieri, 12 ottobre 2025, il primo appuntamento di “inFiniti”, che celebra Anna Maria Ortense, nota scrittrice romana.

A teatro con un nuovo progetto.

“inFiniti è un progetto che vuole accendere una luce su quegli autori, in particolare scrittori, della grande Letteratura italiana. Che noi consideriamo infiniti, che sono andati oltre la loro morte e la cui eredità culturale, infinita appunto, è il nostro insegnamento. Quindi proprio perché eterni, ho inteso lavorare sulle loro opere per riportarle al presente. Perciò giovani drammaturghi scelgono una o più opere di uno di questi autori, in questo caso prima Anna Maria Ortese e poi Pasolini, e ripensano ai personaggi creati da questi autori e alla vita di questi ultimi, riportandoli in scena dal loro punto di vista”.

‘inFiniti’ dunque come ponte tra grandi autori del passato e i giovani?

“Sì, proprio perché questi grandi autori ci parlano ancora e noi possiamo fare da intermediari tra loro e il pubblico”.

Quindi il primo appuntamento con la Ortese.

“Per il primo appuntamento, andato in scena ieri, abbiamo deciso di far rivivere alcuni dei personaggi di Anna Maria Ortese. Tra il 1941 e il 1942 Anna Maria Ortese conosce le figlie di Benedetto Croce. Per mesi la Ortese ebbe come meta quella che allora si chiamava via Mariano Semola e poi via Benedetto Croce. In questi palazzi, in questa strada, sostava dopo lunghe passeggiate in tutta Napoli per poi entrare, con stupore, nelle stanze delle sue nuove amiche. In questi luoghi, ‘con occhi sempre lucidi, un fazzoletto in pugno’ come ricorda Lidia Croce, riportiamo i suoi personaggi in luoghi che dolorosamente amò, prima del volontario esilio da Napoli”.

Un appuntamento al femminile.

“Sì, i personaggi femminili della Ortese sono in scena come se ci venissero a trovare oggi e raccontassero come sono passati gli anni. Per Pasolini invece ci siamo dedicati ai vari aspetti della sua personalità: il drammaturgo, l’uomo di cinema e l’intellettuale”.

In un’intervista ai nostri microfoni di qualche mese fa, parlavamo di “Cuore puro”, portato in scena da lei e scritto da Roberto Saviano, con cui vanta una ventennale collaborazione. Altri progetti insieme?

“Io e Roberto stiamo lavorando, come richiestoci, a un’edizione straniera di ‘Cuore puro’, comprensiva ovviamente di traduzione e adattamento. Si è poi creato un bel gruppo di giovani con cui portare in scena ‘Sarajevo’ al Nest di Napoli il prossimo 25 e 26 ottobre. Tutto nasce dall’urgenza, soprattutto in questo momento, di occuparmi di teatro d’ impegno civile”.

Visto che ci lavora tanto insieme, che idea si è fatto del rapporto tra giovani e teatro?

“Questo è il momento più difficile, lavorativamente parlando, per i giovani a teatro. Innanzitutto perché numericamente le occasioni sono diventate poche, ci sono anche meno possibilità economiche. Però, occupandomi soprattutto di giovani drammaturghi, non posso che essere soddisfatto dall’impegno che vedo nelle nuove generazioni”.

Ci faccia un esempio.

“Basti pensare i loro punti di vista originali o all’esigenza fortissima di scrivere e di pensare che il teatro sia anche drammaturgia. Cosa a cui io tengo tantissimo”.

 

 

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