Normal 0 0 1 332 1896 15 3 2328 11.1282 0 14 0 0
Dopo i precedenti Il deficiente, Io provo a volare, Land Lover, che lo hannoportato alla ribalta con successo, l’attore-autore-regista Gianfranco Berardi torna a Napoli (Galleria Toledo) con Briganti, lavoro ironico e drammatico sul brigantaggio meridionale negli anni dell’unità d’Italia. Un monologo ‘a più voci’, condotto con lo stile che gli è proprio e la sensibilità di un artista non vedente che si muove sulla scena come se ne vedesse ogni minimo dettaglio.
Gianfranco, che cos’è per te il teatro?
“E’ il luogo in cui le fragilità umane devono essere esposte perché ognuno ci rifletta e diventino punto di forza. E’ come non vedere o cercare di vedere per forza. I limiti debbono essere messi a nudo e provocare domande. Faccio teatro dell’uomo che parla all’uomo ed è un servizio da rendere allo spettatore. La scena è il posto in cui l’attore ha il dovere di mettersi a nudo. Il corpo è l’unico strumento che ha, come è per la musica che non possa per gli occhi, il corpo è canale di energia, di ispirazione. Senza costume ha la possibilità di arrivare alla gente”.
Interpreti spesso la solitudine.
“Si può stre soli ma essere in tanti. L’attore si appiglia alle radici emotive del vissuto, quindi Il teatro può spostare il nostro baricentro e l’individuo, spostando il baricentro da sé si può interrogare. A che serve pensare solo a sé? Se non si può fare niente, allora è meglio essere al buio. La rivoluzione deve partire da noi, ironizzando su di noi, sui nostri luoghi comuni”.
Definiresti il tuo, un teatro di tipo sociale?
“Sì, e anche politico, perché la politica la facciamo sempre ogni giorno. L’artista non può non guardare il mondo che lo circonda. Si può partire da sé, dalle proprie esperienze, dalle proprie dinamiche esistenziali per porre dei dubbi, fornire alternative, costruire speranze”.
Che cos’hai in cantiere?
“Sto partendo per Marsiglia per partecipare a un film-documentario di animazione sulla memoria storia. Do’ voce alla parte nascosta che è dentro di noi. La parte negativa, quella razzista, quella violenta. Penso che ognuno di noi potrebbe avere in sé una parte oscura”.
E a Napoli tornerai?
“Sì, a dicembre terrò un laboratorio con i giovani presso lo Start. Lavoreremo su Land Lover, lo spettacolo che ho portato al Fringe Festival di Napoli”.




