Gifuni in concerto per Amleto

Maresa Galli

Gifuni con l’Orchestra

Un omaggio personale di Fabrizio Gifuni a William Shakespeare, alla sua opera La tragedia di Amleto, Principe di Danimarca conquista il pubblico del Napoli Teatro Festival al Teatro di San Carlo di Napoli. Concerto per Amleto rientra in un ampio percorso iniziato per l’attore con il ciclo triennale di lezioni d’Arte tenute da Orazio Costa interamente dedicate al testo shakespeariano (ognuno di voi porterà per la vita un fondo di Amleto e si imbatterà di continuo in personaggi attraversati da questa corrente, spiegava il pedagogista), passando per lo spettacolo L’Ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro fino all’Omaggio ad Amleto.

L’attore, che cura anche la drammaturgia dello spettacolo del quale è mirabile interprete, offre un Amleto sotto forma di prosa/concerto. Il progetto, che si avvale della consulenza musicale di Rino Marrone, è raccontato con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta da Marrone, che intercala pagine di letteratura con naturale e fluida empatia – musica e versi si abbeverano alla stessa profonda ispirazione, alla grande poesia. Musiche straordinarie di Dmitrij Šostakovič, dedicate dal compositore all’opera shakespeariana: la suite (Op. 32) del 1932, tratta dalle musiche di scena per l’opera teatrale Amleto del regista e scenografo Nikolai Akimov. La seconda opera (Op.116), del 1964, fu commissionata dal regista Grigorij Kozintsev per il suo film Hamlet, per l’adattamento di Boris Pasternak. Gifuni ha intrecciato, con la sua interpretazione elegante, su “musiche bellissime, potenti che sono sfondo sonoro e contrappunto di una doppia drammaturgia”, il lavoro con “un’orchestra di quarantacinque elementi, un’esperienza assoluta”, aggiunge. Intercala un frammento di Eraclito (il tempo è un bambino che gioca, spostando i pezzi sulla scacchiera: il Regno di un fanciullo) ai versi del Bardo (ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia).

E la partitura intessuta da Gifuni con l’Orchestra è pagina di nobile teatro, da ascoltare e riascoltare per coglierne, ad ogni rappresentazione, nuove sfumature. Gabriel Harvey, docente dell’Università di Cambridge, nel 1600 commentava i gusti dei suoi contemporanei in merito alla poesia moderna. Per il letterato Shakespeare era da collocare tra our flourishing metricians (i nostri rigogliosi versificatori) e sottolineava come Hamlet fosse tra le tragedie atte a soddisfare persone di maggiore discernimento. Opera aperta, irrisolta, grande nella ricerca, attraverso la dialettica, della verità, mai unica e assoluta. Hamlet, Troilus, All’s Well e Measure for Measure sono prototipi di un nuovo teatro, del dramma moderno. E il linguaggio della scena è complesso, completandosi con elementi gestuali e figurativi, “partitura di un’opera che si realizza soltanto e vive nella sua esecuzione”, per dirla con Melchiori.

Fabrizio Gifuni

Peter Brook, che ha parlato del Grande Bardo al San Carlo per il Napoli Teatro Festival, esorta a “dimenticare Shakespeare”, immaginando piuttosto che i suoi personaggi siano realmente esistiti nella loro singolarità e complessità. Amleto ne era consapevole quando affermava: “Pretendi di saper suonare come me? Di conoscere i miei tasti! Di strapparmi dal cuore il mio mistero…”.

Ogni tentativo di pensare “Amleto è come me” è impossibile, poiché Amleto è unico. Nella storia, per Brook, un uomo come Amleto è esistito, ha vissuto, respirato e parlato un sola volta. Il celebre regista britannico auspica la nascita di un nuovo Bardo in questi tempi bui. Grandezza, unicità di Amleto, archè di tanti eroi della letteratura, mostra una coscienza moderna, teatro di drammatici conflitti, luogo di malattia, tempo di crisi. Il pensare porta verso altre profondità: il desiderio, la colpa, e il teatro diviene metafora privilegiata perché la vita è teatro. Tragico è per Amleto non l’azione ma il pensiero, “paese sconosciuto che confonde la volontà” e sospende nell’indecisione, nell’impossibile, portando alla perdita del reale. Se per lui il reale è impossibile, la rappresentazione è tutto – play within the play. Per lui vi sono solo fantasmi, assenze.

 

 

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