GIORNI FELICI

Maresa Galli

Sconcertante l’attualità di Giorni felici (Happy days), dramma in due atti scritto nel ’61 da Samuel Beckett. Rappresentazione fedele al testo, per la regia di Bob Wilson, è reinventata nella scenografia, claustrofobica, della protagonista chiusa in una piramide di cemento, angoscia metropolitana nella pelle del geniale artista/regista. Winnie, una straordinaria Adriana Asti la cui recitazione lascia il pubblico del Mercadante in religioso silenzio, ha con sé piccoli apparentemente insignificanti oggetti d’uso domestico e anche una pistola che coccola e ripone: perché usarla se conduce un’esistenza felice? Leit motiv del suo quasi monologo è la sua affermazione che ci saranno stati giorni felici…

Felici come il suo matrimonio, come la sua giovinezza, la sua bellezza, la sua ansia di vita. Un quasi monologo perché la ciarliera Winnie interroga ripetutamente il marito, divenuto una strana creatura che le risponde, di quando in quando, con grugniti, rantoli, rumori animaleschi.

Willie striscia nel buco sulla sabbia, vivendo alle spalle della moglie. I suoi monosillabi esprimono disinteresse e rassegnata  accettazione delle convenzioni, una stanchezza universale per le parole usurate, svuotate di senso. Reiterato il suo gesto di sfogliare il giornale, di guardare figure erotiche: il corpo, stanco, rifiuta il dialogo più della voce atrofizzata – impotenza coeundi e vivendi…

Sempre più distanti marito e moglie, lui costretto a strisciare e lei chiusa in una simbolica torre/prigione (nel secondo tempo di Winnie comparirà solo la testa, il corpo bloccato/ sommerso).

Le parole, vuota consolazione, hanno senso solo nella ripetizione, come i rassicuranti gesti quotidiani di pulirsi i denti, di aprire l’ombrello, la borsa. Dramma dell’assurdo, magistralmente interpretato dai protagonisti, riconferma la genialità dell’autore irlandese e dell’artista/regista americano, maestro di performance sperimentali capace di dare vita a lavori teatrali di dodici ore… Interminabili applausi alla prima e commozione della Asti che scioglie finalmente la tensione.

 

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