[wpdreams_ajaxsearchlite]

I migliori anni della nostra vita

Redazione

di Alberto Tuzzi

Tre militari americani, reduci dalla Seconda Guerra Mondiale ormai terminata, si conoscono nel viaggio di ritorno a casa nella stessa città e al rientro trovano tre situazioni diverse: il più giovane, Homer Parrish (Harold Russell) ex marinaio, mutilato, ha due uncini al posto delle mani e teme la pietà altrui, soprattutto della sua fidanzata Wilma (Cathy O’Donnell). Fred Derry (Dana Andrews), ex pilota di bombardieri, scopre il tradimento della moglie Marie (Virginia Mayo) e di aver perso il suo precedente lavoro. Al Stephenson (Fredric March), ex soldato, il più anziano dei tre, ritrova invece la sua amorevole moglie, Milly (Myrna Loy) e i due figli Peggy (Teresa Wright) e Rob (Michael Hall) ormai adulti e riprende il suo lavoro in banca, dove si batte per agevolare gli ex commilitoni. E’ la vicenda raccontata nel film I migliori anni della nostra vita diretto da William Wyler nel 1946.

I migliori anni della nostra vita di Wyler
Una scena della pellicola

La storia, incentrata sull’amicizia tra i tre reduci, sulla vita delle loro famiglie, sui loro rapporti con le donne e sulle difficoltà del loro reinserimento nella società, potrebbe essere la stessa per altri milioni di reduci di altre nazioni, ma i nostri protagonisti tornano in un contesto reale che, seppure profondamente mutato negli anni della guerra, non è stato devastato dai combattimenti o dai bombardamenti aerei nemici.

Il film, per quanto drammatico, ha un lieto fine, come previsto dalla sceneggiatura di Robert Sherwood, che adattò il romanzo “Glory for me” di MacKinlay Kantor, ma non così lieto come nell’ultima sequenza, aggiunta contro la volontà del regista William Wyler.

Nonostante il predominio del colore nella produzione hollywoodiana, “I migliori anni della nostra vita”, primo film di Wyler nel dopoguerra, seppure girato in bianco e nero, realizza i maggiori incassi dell’anno della sua uscita (1946) e riscuote l’elogio unanime della critica, ricevendo poi ben 7 premi Oscar.

La durata di circa tre ore è giustificata dalla complessità dell’intreccio delle vicende, con molti personaggi ben caratterizzati; il film è reso ancora più interessante dall’adozione di accorgimenti tecnici da parte del direttore della fotografia Gregg Toland, maestro della profondità di campo, che consente di unire azioni e situazioni che si svolgono su piani diversi, mettendo gli attori a loro perfetto agio e arricchendo la struttura polifonica dell’opera, dando la possibilità a Wyler, con cui Toland diede vita a uno dei sodalizi artistici più significativi della sua carriera, di osservare meglio la realtà.

Il manifesto del film
Il manifesto del film

Il film rispecchia lo stato d’animo degli USA al termine del conflitto e risente del non tanto velato pessimismo degli autori, testimoniando l’evoluzione di Hollywood verso un maggiore impegno sociale ed un maggiore realismo: un impegno bloccato dalla montante caccia alle streghe del maccartismo, che inquinò profondamente la vita americana per molti anni.

L’opera di Wyler ha ancora una freschezza ed un’omogeneità di tono, che rendono realmente conto dell’atmosfera del tempo; il regista, privilegiando lo scavo psicologico e l’impegno civile, guida con maestria attori impeccabili, sia nei ruoli principali che in quelli minori e consegna, sicuramente, l’opera alla storia del cinema.

Come John Ford è definito il maestro della frontiera e dello spazio aperto, Wyler è il mago degli interni e del dramma claustrofobico ed il suo cinema, ravvivato dalle star dell’età d’oro di Hollywood, è ricco di film dei generi più diversi: basta ricordare solo alcune delle sue opere più famose, nonché più trasmesse sui canali televisivi nostrani: “Vacanze romane” (1953) e “Ben-Hur” (1959).

Il film è uscito nello stesso anno di ”La vita è meravigliosa” che, ironia della sorte, non ha vinto nessun premio Oscar ma che, ancora oggi, è trasmesso molto spesso dalle TV, mentre “I migliori anni della nostra vita” non gode della stessa fortuna tra i responsabili delle programmazioni televisive.

A distanza di tempo, il film, messaggio di amore e di speranza, attende di essere rivalutato e rivisto; è particolarmente meritorio, quindi, il suo inserimento nella rassegna in corso “XX secolo. L’invenzione più bella”, promossa dalla Cineteca Nazionale di Roma nel capitolo dedicato alla grande Myrna Loy.

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web