“Il buco”, solo immagini, film muto

Renato Aiello

All’ultimo Festival di Venezia Il Buco di Michelangelo Frammartino ha fatto parlare molto di sé, e non a torto. L’ultima fatica del regista milanese è una scommessa vinta, molto difficile in partenza ma perfettamente riuscita: raccontare con la finzione da docufilm, senza alcun dialogo, e solo attraverso le immagini e i magnifici suoni del ventre della terra, la grotta più profonda d’Europa.

L’ABISSO LUCANO

L’abisso del Bifurto nel Parco Nazionale del Pollino in Basilicata, nota anche come fossa del lupo, negli anni ’60 era ancora inesplorata. In pieno boom economico, mentre a Milano iniziava a svettare il grattacielo Pirelli, al Sud un gruppo di speleologi settentrionali decise di compiere l’impresa inversa: scendere nelle viscere della terra carsica lucana.

Il Buco racconta con precisione e dovizia di particolari la missione, facendo rivivere fotogramma dopo fotogramma anche l’Italia dell’epoca: l’avvento della televisione, con i primi programmi di ascolto e i ritrovi davanti al televisore del bar di paese; il divario tra il Nord industriale e il Meridione ancora a vocazione agricola; i ritagli di giornale incendiati e gettati nel dirupo per illuminarne la profondità, con i volti dei politici dell’epoca come Kennedy o delle nostre star cinematografiche come Sophia Loren.

Lampi di luce per una splendida fotografia che restituisce le migliori suggestioni letterarie, pittoriche e cinematografiche legate al centro della Terra e alle sue esplorazioni; nonché i momenti conviviali vicino al fuoco, qui rappresentati come “I mangiatori di patate” di Van Gogh.

LA DISCESA

La discesa negli abissi si alterna alle immagini placide della natura benevola, quasi una piccola Svizzera incastonata nel Mezzogiorno, e alla vicenda di un uomo anziano colto da malore, un pastore del luogo assistito poi in una baracca.

Il Buco tiene incollati alla poltrona senza far pensare troppo all’orologio per tutta la sua durata, appassiona e coinvolge ad ogni gradino, a ogni nuovo passaggio sotto terra.

Affascina la narrazione dell’operazione scientifica con quel piccolo tocco ironico del pallone che precipita dopo una serie di scambi ripresi dall’interno del fosso: il buco è un personaggio a tutti gli effetti della storia, con un suo punto vista.

Il buco, prova d’autore dell’ottimo Frammartino, ha guadagnato il Premio Speciale della Giuria a Venezia, dove era in concorso ufficiale per il Leone D’Oro

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