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Il buio nell’anima di Nijinsky

Angela Matassa

Un testo stringato ma intenso quello portato in scena dal poliedrico Antonio Mocciola (scrittore, drammaturgo e sceneggiatore) e da Diego Sommaripa (attore e regista) dedicato al ballerino russo, tra i più grandi e scandalosi d’Europa.

Nijinsky il buffone di Dio, rappresentato a Napoli, al Nuovo Teatro Sancarluccio poi a Roma e oltre, racconta la vicenda ambigua e dolorosa dell’étoile di Kiev, diviso tra l’amore per una donna e l’adorazione per il suo produttore. La passione indiscussa per la danza lo ha chiuso tra la necessità di ballare e la vita fuori dal palcoscenico, finché i suoi dubbi, i dolori, l’autolesionismo e il masochismo non lo hanno portato alla follia e poi alla morte ad appena trent’anni nel 1950.

Le chiavi di lettura del testo sono nel peso che gli autori hanno dato ad alcune parole: amore e adorazione, appunto, due concetti molto diversi, e nel definire invertita, la contessa che Nijinski per copertura sposerà e dalla quale avrà tre figlie.

Nijinsky una scena
Nijinsky ,una scena

A piedi nudi sulla scena, a sottolinearne l’importanza per quest’arte, il quasi monologante Andrea Cancelliere (Nijinsky), Clara D’Afflitto Morlino e Francesco Giannotti, guidano lo spettatore nell’interessante regia di Sommaripa, nella vita dell’infelice ballerino, osteggiato e oltraggiato per la sua omosessualità nell’ipocrita società del primo Novecento. “Ti adoro, – dice lui all’impresario – ma non ti amo perché non mi provochi abbastanza dolore”. L’uomo, invaghitosi di lui, che appare e scompare dalla sua vita, che lo tratta con autorità e se ne serve, non ha certo aiutato l’artista a superare i disagi e le profonde difficoltà che lo affliggono. Diverso il rapporto con Romola, comprensiva e innamorata, che infatti poi sposerà.

Ma, nonostante il peso, una zavorra, di paure, ferite e allucinazioni, Vaslav danzerà e danzerà e danzerà, tra le frustrate di un uomo e l’affetto di una donna, fino alla camicia di forza. Il buio nell’anima lo annienterà.

Le musiche originali di Gianluigi Capasso si fondono in poche note di Ravel, Stravinsky e Debussy. I movimenti scenici sono di Ilenia Valentino. Con questa messinscena, gli autori hanno fatto rivivere la storia di un genio, molto conosciuto ma poco ricordato.

 

(Foto di Davide Benedetto)

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