Il Circo di Viviani: microcosmo di umanità

Anita B.Monti

Una scena
Una scena

Ritorna a Napoli per cinque giorni (dal 24 al 28 febbraio) al Teatro San Ferdinando, dopo l’anteprima al Napoli Teatro Festival e prima della tournée francese, Circo Equestre Sgueglia di Raffaele Viviani con la regia di Alfredo Arias. Una compagnia di napoletani, diretti dal regista argentino, che dà dell’opera di Viviani un’interpretazione chiaramente diversa da quelle partenopee. Con questo spettacolo, Arias, dimostra la valenza senza luogo e senza tempo di questo grandissimo autore che, non si sa perché, ancora viene sottovalutato e poco esplorato. Nelle voci, nelle note, nei suoni del grande Viviani risuonano la grandezza e la miseria di un popolo e di una città altrettanto mal compresi e mal trattati.

Massimiliano Gallo, Monica Nappo, Tonino Taiuti, Carmine Borrino, Lorena Cacciatore, Gennaro Di Biase, Giovanna Giuliani, Lino Musella, Marco Palumbo, Autilia Ranieri, e la partecipazione di Mauro Gioia (tutti bravi), disegnano le figure tristi e sfortunate che affollano il Circo, microcosmo umano aggressivo, poetico, doloroso.

Con gli arrangiamenti di Pasquale Catalano, le musiche sono eseguite dal vivo da Giuseppe Burgarella, Gianni Minale, Alberto Toccaceli, Marco Vidino. Le scene sono di Sergio Tramonti; i costumi di Maurizio Millenotti; il disegno luci di Pasquale Mari; le coreografie di Luigi Neri.

 

«Con Circo equestre Sgueglia – scrive Arias – Raffaele Viviani sceglie il mondo del circo per esprimere il suo legame con gli esseri abbandonati alla loro sorte, in un mondo di grande precarietà le cui intemperie climatiche e sentimentali ne minacciano costantemente il già fragile equilibrio. Il circo ci si offre come un microcosmo, il riflesso di una società in cui i diseredati cercano rifugio in un’arte pericolosa, sfidando le leggi della natura e dominando le bestie selvagge. Un mondo in cui la follia e la fame appostano in ogni momento le loro prede. Questo cerchio chiuso della pista cerca di imporsi in una realtà spesso ostile, ma la passione o l’amore disperato si presentano come una fuga inevitabile, la speranza di lasciare questo luogo di tristezza e di malinconia per un orizzonte che possa portare felicità. È in questo modo che Samuele, il clown, e Zenobia, l’assistente del cavallerizzo, sono vittime del tradimento del loro rispettivo partner nella vita e sulla pista. Giannina la funambola, la moglie di Samuele, preferisce lasciarlo per seguire il giovane e tenebroso Carletto, “Il Tony del Circo”. Da parte sua Roberto, il marito di Zenobia, posa lo sguardo carico di desiderio sulla innocente Nicolina, figlia del proprietario del circo, Don Ciccio Sgueglia. Questi due movimenti d’amore febbrile condurranno i protagonisti alla loro sconfitta, ma allo stesso modo, con il passare del tempo, riuniranno questi due reietti: Zenobia e Samuele. E così, da questo incontro, tra la donna storpiata da un incidente equestre e il clown Samuele, ferito dall’infedeltà della sua compagna e roso dalla fame, nascerà una solidarietà. Una nuova coppia casta, lontana dalla ricerca smarrita di una passione avventurosa, si formerà per continuare a vivere e infondere ai due miserabili una nuova speranza.

Questa fusione riassume tutta la tenerezza generosa e la simpatia poetica che Raffaele Viviani provava per l’essere umano. Una poesia vicina al cuore e all’afflizione dell’uomo trascurato dalla fortuna. Una poesia intessuta di un’emozione e di una compassione che prende alla gola».

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