Il cucùlo volò sul manicomio

Angela Matassa

Una scena
Una scena

Una scommessa vinta, una prova ampiamente superata per attori, regista, produttori. Qualcuno volò sul nido del cucùlo è un gran bel lavoro. Una scelta coraggiosa per Daniele e Gabriele Russo che hanno coinvolto Alessandro Gassmann, producendo uno spettacolo complesso e affascinante.

L’allestimento in scena al Bellini (fino al 19 aprile), che ha debuttato a Napoli in prima assoluta, offre al pubblico (che ha gradito senza limiti) una messinscena avvincente, intensa, emozionante. Napoletanizzare il testo originale di Ken Kesey, poteva nascondere una trappola: la trasformazione del protagonista da delinquente comune a giovane guappo, arrogante e presuntuoso. Nell’adattamento di Maurizio De Giovanni, molto fedele all’originale, Dario Danise è sì, un giovane malvivente che si rifugia nel manicomio per scansare la galera, ma la caratteristica della provenienza lo rende solo simpatico e accattivante. Così diventa più facile per lui instaurare un rapporto positivo con gli altri ‘pazzarielli’. I ricoverati dell’ospedale psichiatrico di Aversa, conquistati dalla sua spavalderia e dal suo impulso alla ribellione, diventano presto una squadra.

Splendida la regia di Alessandro Gassmann che, nonostante il tocco cinematografico, ha realizzato un dramma puramente teatrale. Anzi, le videoimmagini (di Marco Schiavoni), utilizzate per raccontare gli incubi e i ricordi dei malati, sembrano più ologrammi che proiezioni. Bella la scena di Gianluca Amodio, su cui giocano le luci di Marco Palmieri; i costumi sono di Chiara Aversano, le musiche originali di Pivio & Aldo De Scalzi.

Una scena
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Brava l’intera compagnia, guidata da Daniele Russo al top, e da Elisabetta Valgoi (suor Lucia). Tutti in parte, Gilberto Gliozzi, Mauro Marino, Daniele Marino, Marco Cavicchioli, Alfredo Angelici, Giacomo Rosselli, Giulio F. Janni, Gabriele Granito, Antimo Casertano, Giulia Merelli, nei panni di internati e personale, per raccontare un periodo buio del nostro tempo, per denunciare e rimandare l’assenza profonda di libertà di certi luoghi, il potere dei (forse)‘sani’ sui ‘malati’.

L’arrivo di Dario Danise è una rivoluzione nella casa di cura, ma non solo i pazzi ne resteranno sconvolti, lo stesso ‘imbroglioncello’ vivrà un cambiamento inaspettato, in uno scambio umano di bisogni e sogni. Il risvegliarsi di empiti sopiti e negati nella coinvolgente scena finale porteranno alla tragedia e insieme al grido di liberazione.

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