Il film sulle donne europee tra diritti e negazioni

Renato Aiello

Un film corale, plurale a dispetto del titolo, composto da sette capitoli, ognuno di questi centrato su una protagonista alle prese con diritti, negazioni, difficoltà materne e solitudini. “Femminile singolare”, passato di recente al Filming Italy Sardegna Festival di Cagliari e uscito al cinema a maggio scorso, annovera nel cast attrici del calibro di Catherine Deneuve, Violante Placido e Monica Guerritore, per citare le più note.

Se la Deneuve è la comprensiva e solidale direttrice di un corpo di ballo francese, in cui una ballerina incinta di tre mesi vive nella paura di comunicare la sua gravidanza a un passo dal debutto al Bolshoi, la Guerritore è una madre ossessiva e pronta a tutto pur di far indossare alla figlia l’abito da sposa perfetto, con esiti grotteschi e un finale spiazzante. Colpisce invece il coraggio della Placido, impegnata nel segmento diretto da Adriano Morelli nei panni di una giovane madre con figlio tetraplegico: “Hand in the cap” ricorda quanto sia duro per un genitore confrontarsi con la malattia, la disabilità e soprattutto i desideri sessuali, le pulsioni fisiologiche di ragazzi ormai cresciuti, ma impossibilitati a praticare autonomamente l’autoerotismo. La porta chiusa dietro di lei, dopo un tentativo a pagamento con una prostituta rivelatosi infelice, lascia supporre l’intervento finale materno anche in questo caso.

Il vestito da sposa

Ma c’è anche spazio per il tradizionalismo balcanico che costringe a volte le donne a ricorrere alla pratica della “riverginizzazione”, per non deludere le suocere ansiose di esporre al balcone il lenzuolo macchiato di sangue, che anche al nostro Sud è stato per anni una consuetudine dopo la prima notte di nozze: “Revirgination” è ambientato nell’Albania del 2018, ma ricorda quasi il finale di “Ninfa Plebea” della Wertmuller, con soluzioni alternative grottesche e piuttosto “colorate”. Ma c’è anche il problematico rapporto madre figlia, alle prese con un viaggio in pullman in “Waiting for”. E il destino di una squillo in “Ballerina” si compie attraverso sogni e visioni su un bus di periferia.

La pellicola, nata da un’idea di Artex Film, è promossa da Ihaveavoice APS, community con lo scopo di dare voce alle donne e di renderle protagoniste, sensibilizzando su temi importanti come la violenza di genere, l’emancipazione e le pari opportunità. Attiva in tanti progetti, offre aiuto a migliaia di donne grazie ai suoi servizi.

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