Il ‘Leone’ a Bellocchio

Redazione

Al Festival, al Palazzo del cinema del Lido di Venezia, Marco Bellocchio ha ricevuto dalle mani del regista di Novecento il Leone alla carriera: “Mi onora e mi commuove che sia Bernardo Bertolucci a consegnarmi il Leone alla carriera. Pur percorrendo strade diverse – spiega Bellocchio – c’è sempre stata tra noi reciproca attenzione, stima e affetto”. E non poteva non meritare un riconoscimento di così alto profilo una carriera, come quella di Bellocchio, costellata di film dal notevole contenuto artistico.

Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, Marco Bellocchio nasce a Bobbio il 9 novembre del 1939. Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, per poi proseguire gli studi di cinema a Londra. Nel 1965 il suo esordio alla regia è all’insegna dell’anticonformismo, con il lungometraggio Pugni in tasca, che si presenta come un ritratto dissacrante dell’istituzione della famiglia. Due anni più tardi mette di nuovo a nudo la società borghese, svelandone ipocrisie e contraddizioni, in La Cina è vicina, film presentato al Festival di Venezia e vincitore del Gran premio della giuria. Considerato uno dei registi italiani più impegnati politicamente, negli anni Settanta la sua denuncia contro violenze, soprusi e ingiustizie prende di mira istituzioni come i collegi (Nel nome del padre, 1972), i manicomi (Matti da slegare – Nessuno o tutti, 1975) o l’ambiente militare (Marcia trionfale, 1976). Nel 1984 dirige Marcello Mastroianni in Enrico IV, tratto da una commedia di Luigi Pirandello.

Dal Diavolo in corpo del 1986 inizia una lunga collaborazione con lo psichiatra Massimo Fagioli, sodalizio che, attraverso un’esplorazione cinematografica dell’inconscio, porterà anche alla realizzazione di La condanna (Orso D’Argento Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino, 1991) e Il sogno della farfalla (1994). Ma nel 2002 torna a volgere la sua attenzione verso i dilemmi della società odierna, come quello di un padre laico (Sergio Castellitto) indeciso se far frequentare o meno al proprio figlio L’ora di religione, mentre l’anno successivo ci offre una lettura del tutto personale del sequestro di Aldo Moro con Buongiorno, notte. Nel 2006 è accolto dalla critica con grandi plausi per il film Il regista di matrimoni, con protagonista di nuovo Sergio Castellitto, al centro di una riflessione sulla religiosità e sul conflitto fra artista e realtà. Nel 2009 partecipa come unico italiano in concorso al festival di Cannes: il suo film Vincere, dedicato alla moglie segreta di Mussolini, riceve diversi elogi soprattutto dalla stampa straniera. Infine, nel 2011 gli viene assegnata l’Alabarda d’oro alla carriera per il cinema, e anche il premio per la miglior regia grazie alla pellicola Sorelle Mai.

Stando alle sue ultime dichiarazioni, pare che in cantiere ci siano diversi nuovi progetti, tra cui un film a basso costo sull’Italia contemporanea, per il quale però non sono stati trovati ancora fondi a sufficienza. Una carriera, dunque, che potrebbe continuare a farci riflettere ed emozionare.

Chiara Ricci

 

 

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