Il Paese allo specchio delle sue paure

Renato Aiello

Per secoli la dicitura italiana “Allegro” ha indicato sugli spartiti di tutta Europa la velocità esecutiva nelle sonate, nelle ouverture e nelle sinfonie. Un predominio linguistico che ha ceduto il passo all’inglese col tempo nell’ambito culturale più ampio, a cominciare dalle parole che maggiormente utilizziamo oggi, come ad esempio l’aggettivo sostantivato che serve per riferirsi all’omosessualità: gay, da gaio, felice, allegro, appunto. Bisogna dire, però, che l’etichetta ormai universale risale in realtà alla “gaia scienza”, al “gaio sapere”, quello dell’amore, come spiegato sul palco del Nuovo Teatro Sanità di Napoli da Lorenzo Balducci, giovane protagonista della stand up comedy “Allegro, non troppo”, andata in scena l’11 e il 12 dicembre 2021.

Con l’indicazione musicale del pentagramma questo spettacolo condivide magari la velocità e la scioltezza, tipiche dello stand up show, ma per il resto è una dissacrante, impietosa e divertentissima analisi dello stato dell’arte nella comunità LGBTQ+ attuale (non priva di ulteriori lettere per comporre il già nutrito acronimo, illustrato sulle note di Guerre Stellari in un momento esilarante dello show). Vizi e virtù dei gay italiani, alle prese con Grindr (la famigerata App di incontri su cui Balducci si sofferma a lungo nei ricordi personali di vita vissuta e con le paure dettate da una società ancora troppo chiusa e repressa. L’affossamento recente del DDL Zan docet, e viene ricordato spesso con ironia sagace e pungente. Si ride di gusto sotto le mascherine nei vari passaggi, ma spesso prevale una comicità pensosa, riflessiva, che mette lo spettatore a nudo davanti allo specchio, al pari di Balducci, alle prese con un monologo finale autobiografico molto toccante.

Lorenzo Balducci in scena

Lorenzo, il racconto personale è stata una sua idea o degli autori Riccardo Pechini, Mariano Lamberti (quest’ultimo anche regista)?

“È il risultato di una lunga intervista che mi ha fatto l’autore Mariano, chiedendomi di essere il più sincero possibile, e ho cercato di essere davvero trasparente nel momento in cui ho capito quanto volessi parlare di me e della mia vita, del mio coming out in famiglia e del rapporto con mio padre”.

Lei ha fatto cinema, teatro e da un po’ anche sul suo profilo Instagram ci delizia con piccoli sketch comici montati ad arte, brevi video reel irresistibili: che differenza c’è tra un film, il palco e i social?

“Un’enorme differenza di tecnica e di preparazione, mentre passione e impegno sono gli stessi, così come la dedizione e quel pizzico di follia necessario. Il teatro richiede un lavoro e un approccio mentale di concentrazione totale e assoluta, ragion per cui ero scettico inizialmente sulla possibilità, da parte mia, di poter interpretare una stand up comedy. Ma poi gli autori mi hanno convinto, e le lunghe prove durate mesi, dilatate anche dagli stop forzati della pandemia, mi hanno aiutato moltissimo”.

Dopo la bocciatura del DDL Zan in Senato si parla in tv degli attacchi al Natale e ai suoi simboli nei talk show da parte della comunità LGBTQ, nonché della proposta conservatrice di un libricino antigender nelle scuole per chiarire le idee dei più piccoli sulla disforia di genere.

“Sebbene non mi sorprendano più notizie del genere, rimango sempre avvilito e deluso da simili disumanità. In fondo la maggioranza del paese si spinge verso il futuro e verso un’evoluzione del pensiero, ma è tenuta ancora ostaggio di una piccola fetta politica reazionaria che considera il diverso e i suoi diritti una minaccia assurda e impensabile. Si sta raschiando il fondo del barile, ne sono convinto.”

Categorie

Ultimi articoli

Social links

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web