IL PIACERE DELL’ONESTA’

Maresa Galli

Meritato successo per Il piacere dell’onestà al teatro Diana di Napoli, un capolavoro di Pirandello interpretato magistralmente da Leo Gullotta e da un bravo cast. Rappresentato per la prima volta nel 1917, il testo del drammaturgo di Girgenti vive di nuova luce in un’epoca difficile nella quale parlare di onestà è ancor più arduo che per il protagonista Angelo Baldovino. Firma la regia Fabio Grossi; la produzione è del Teatro Eliseo; il cast, così come lo scenografo e costumista, è lo stesso del precedente lavoro pirandelliano, L’uomo, la bestia e la virtù, altro successo di Gullotta che in tre anni ha totalizzato circa centomila spettatori.

In scena Martino Duane (Fabio Colli), Paolo Lorimer (Maurizio Setti), Mirella Mazzeranghi (Maddalena), Marta Richeldi (Agata Renni), Antonio Fermi (maggiordomo), Federico Mancini (Marchetto Fongi), Vincenzo Versari (parroco).

Colpisce lo spettatore la suggestiva scenografia, con immersa nel verde una casa di cristallo, simbolica trasparenza nel gioco di mostrare/ apparire di pirandelliana memoria. Il regista si richiama ad una poesia di Palazzeschi, pubblicata su Lacerba – “e che cosa è l’onestà se non una casina di cristallo da dove non si può nascondere più nulla alla gente”…

Baldovino, non uno stinco di santo ma deciso ad assumere la “maschera” di uomo onesto, andrà fino in fondo nel proprio ruolo scardinando ipocrisie di una famiglia borghese intenta a salvare le apparenze, costi quel che costi. E in fondo l’unico puro è proprio lui, e la moglie vittima della madre e di un amante egoista, di cinici interessi. Solo le persone sincere in questo gioco di ruoli, nel contrasto tra la Vita e la Forma, riescono ad uscire dalla casa e a calpestare il prato, perché la natura tutto riconcilia, mentre il salotto buono è specchio delle nefandezze, esalta la mistificazione, la maschera.

Ineccepibile la logica di Baldovino che costringe gli altri ad ubbidire, loro malgrado, alla ragione. I suoi discorsi non fanno una piega e lui, che ha vissuto non proprio rettamente, diviene l’unico onesto, dignitoso attore dell’umana commedia che gli concede l’abbandono ai sentimenti.

Un finale che colpisce al cuore con Gullotta che finalmente si scioglie in un pianto che libera anche dal fardello delle ingannevoli parole.

maresa galli

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