Il senso delle parole

Angela Matassa

Una scena
Una scena

Con leggerezza e “semplicità” Andrea Renzi mette in scena  il contatto con la parte infantile di ognuno di noi, con La neve del Vesuvio di Raffaele La Capria, terzo atto del progetto “L’armonia perduta” a lui dedicato dallo Stabile partenopeo, in programma al Ridotto del Mercadante di Napoli dall’11 al 16 febbraio. “In questo romanzo, – dice l’interprete e regista – lo stile di La Capria raggiunge un vertice di nitore, semplicità e trasparenza. Gli eventi di questo piccolo romanzo di formazione sono le scoperte conoscitive che vanno formando la coscienza di Tonino: da quando scopre di vivere nel tempo a quando scopre di essere uno e distinto e passa dalla pura sensazione alla parola”. La sfida drammatizzandole, dunque per il regista è “abitare quelle parole, indagare i pensieri che vi sono dietro per portare dalla pagina all’oralità alcuni di questi straordinari racconti”.

Una pagina bianca, come quella di un quaderno, diventa elemento scenico dello spettacolo, realizzata da Luigi Ferrigno e resa mutevole dai giochi di luce di Gigi Saccomandi. Sentimenti ed emozioni sono una sorta di partitura musicale che l’autore compone scrivendo la storia del giovane protagonista. Negli undici capitoli da cui è formato il romanzo, una raccolta di racconti autobiografici, pubblicato nel 1988 e vincitore del Premio Grinzane Cavour 1989, si narra della vita del piccolo Tonino dall’infanzia, all’adolescenza a Napoli nell’epoca fascista. “Ho scelto uno solo di questi racconti – spiega Renzi – intitolato ‘Le parole’, dove una voce adulta racconta il suo sentire bambino e nel tessere il filo del passato e le figure che accompagnano la sua crescita (la madre, il padre, il professor Haberstumpfs), gradualmente Tonino si stacca dal suo mondo infantile e acquisisce la consapevolezza della perdita dell’infanzia e della sua totalità di visione”. L’autore descrive “una rara esperienza di equilibrio tra grazia e ragione, tra fantasia e verità”.

Umorismo, sottintesi, indolenze, malinconie, colori, sono le tonalità adoperate dallo scrittore partenopeo che, attraverso il racconto non evocativo di ricordi né fantasioso delle fasi della vita di questo personaggio, giunge alla scoperta di una verità insita e spontanea che – dice – “tocca nel profondo”.

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