Il sogno di tornare a rivedere le rondini

Renato Aiello

Il mito di Dedalo e Icaro e la caverna di Platone rivivono insieme a due personaggi apicali del teatro di De Filippo nella commedia “Dedalo”, diretta da Mario Gelardi e scritta insieme a Chiarastella Sorrentino. Luca e Pasquale Cupiello si riflettono infatti in Tito e Pasquale (interpretati rispettivamente da Carlo Geltrude e Gennaro Maresca), i due protagonisti dello spettacolo andato in scena al Nuovo Teatro Sanità a Napoli dal 20 al 22 maggio 2022.

Mitologia greca e filosofia platonica, atmosfere eduardiane e un pizzico di modernità – attraverso i costumi di Rachele Nuzzo e la scenografia accurata, col disegno luci affidato ad Alessandro Messina – si fondono in questa storia toccante che racconta il sogno del quindicenne Michele (l’attore Gennaro Guazzo), chiamato affettuosamente anche Michelino o Michelone da padre e zio, di poter rivedere finalmente un giorno, in pieno giorno e alla luce del sole, le rondini che nidificano in primavera. Il ragazzo, orfano di madre e cresciuto dalle due figure maschili spesso in lotta, ha una malattia rara che gli impedisce di esporre la pelle ai raggi del sole, causandogli non pochi problemi di accettazione, frustrazioni e rinunce terribili per la sua giovane età, che dovrebbe essere votata invece alla spensieratezza e alla libertà. L’occasione per “spiccare il volo” potrebbe venire da una pomata speciale preparata dal padre nel suo misterioso laboratorio casalingo, angolo in cui si è rintanato da anni e per cui ha rinunciato persino al lavoro.

A portare avanti la famiglia, tra le spese e i tanti farmaci necessari alla terapia di Michele, ci pensa zio Pasquale, venditore di scarpe e “casalinga” provetta, quasi sostituitosi alla figura materna della sorella scomparsa, e non senza rinfacciamenti e tentativi di scredito nei confronti del cognato visionario e “piccolo chimico”. Negli scontri tra Tito e Pasquale sembrano echeggiare quasi le due visioni di mondo che ci hanno accompagnato in questi due anni di pandemia: da una parte la voglia di ripartire, riaprire e allentare le restrizioni e dall’altra quella della prudenza, del rigore. Non sappiamo nel finale se la crema protettiva per la pelle, finalmente libera da guanti, giacca e cappuccio come fossero mascherine chirurgiche, sarà davvero efficace al pari di un vaccino, ma quel regalo di compleanno forse si rivelerà davvero prezioso per il giovane, costretto a salire in terrazza sempre e solo di notte. In questo dedalo di sentimenti ed emozioni contrastanti padre e figlio dibattono sotto le stelle sul potere delle immagini come se vivessero nella caverna platonica, e a tutti gli effetti l’uomo si è imposto una sorta di reclusione degna di un lockdown. Tutti vestiti allo stesso modo, con tute grigie che li fanno assomigliare ad astronauti, i tre uomini di questa famiglia disfunzionale e tenera compiono a modo loro un viaggio, un’odissea nel disagio e nelle incomprensioni inevitabili, pronte a scoppiare davanti a una torta caprese dal destino decisamente poco felice.

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