Il teatro per riflettere sui diritti violati

Maresa Galli

Il Teatro Cerca Casa accende i riflettori su tematiche quali l’omofobia e la condizione della donna in carcere. Nel salotto Santanelli in scena “Vito, la sartorina”, spettacolo di Antonio Mocciola, diretto e interpretato da Diego Sommaripa, con Gianluigi Capasso alla chitarra.

Nel suo nuovo testo teatrale Mocciola racconta una pagina tremenda, dolorosa, sulla persecuzione degli omosessuali durante il fascismo. Emblematica la storia di Vito Cirillo, trentatrè anni, detto dagli amici ‘la sartorina’ per il suo mestiere, che cala in anni drammatici nei quali il regime sopprimeva ogni libertà. Il fascismo attuava una vera e propria rimozione dell’omosessualità, incarcerando, isolando, punendo con pene fisiche e psicologiche, confinando i gay che si riteneva potessero “contagiare” con il loro stato. È il caso di Vito, pieno di vitalità che sogna l’amore, e deve piuttosto nascondersi, negare se stesso, accettare pochi, fugaci incontri anche da parte di personaggi autoritari e ipocriti dello “specchiato” sistema.

Vito chiacchiera con le amiche presenti nella balera dove si incontrano abitualmente: Mangiafuoco, la Genovese, Stracciarola, Fortunata. Con loro si confida, scambia battute amare, ironiche, sul suo stato di reietto, e intanto la colonna sonora ben tessuta da Capasso (“La pansè”, “Solo me ne vò per la città”, “Uocchie c’arragiunate”), fa da sottofondo ai suoi pensieri. Un incontro romantico, con Modesto, che in realtà si chiama Gennaro ed è sposato e padre di tre figli. Per Vito ci saranno cinque, lunghi anni di confino nelle isole Tremiti, con isolamento, violenze ripetute, “scambi” con carabinieri e muscolosi pescatori, uniche altre presenze. Storia vera, raccontata da uno dei due sopravvissuti al confino, grazie ad un’accurata ricerca di Mocciola alla questura di Torino. “Ho scelto una traccia quotidiana, spicciola, persino familiare – afferma l’autore – perché è dai piccoli dolori, dai troppi non detti, che nacque la repressione, autorizzata dal clero silente e da una società poco coesa”. Eccellente l’interpretazione del monologo di Diego Sommaripa, già al fianco di Mocciola nei lavori “Adolf prima di Hitler” e “L’isola degli invertiti”.

Dopo il toccante spettacolo non poteva mancare il prezioso dibattito scatenato da Manlio Santanelli sull’omofobia, la damnatio memoriae, il concetto di omosessualità ritenuta una malattia superato solo in anni recenti, il mondo fatto di chiusure e barriere, il mondo che dovrebbe essere solo fluido, ibridarsi, garantire la libertà di chiunque. Lunghi e meritati applausi alla “prima”.

 

 

 

 

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