Il veleno dei rancori

Angela Matassa

Su una scena bianca, salotto di uno spiantato poeta, s’incontrano dopo anni di separazione, due buoni amici. Il perché dell’allontanamento non è chiaro e non lo sarà fino alla fine. La commedia di Nathalie Sarraute , Pour un oui ou pour un non, scritta ben quarant’anni fa, non perde un pizzico di attualità nella drammaturgia curata da un regista Pier Luigi Pizzi, che torna al suo primo amore, rendendo tutta la pesantezza (o la leggerezza) delle parole.

Sebbene gli stili recitativi di Franco Branciaroli e Umberto Orsini (sempre modernissimo nel porgere qualsiasi personaggio) siano diversi, vedere insieme questi due grandi interpreti della scena italiana diventa un evento.

Parlano di poesia i due amici, di carriera, di fallimenti. Citano Verlaine, discutono di malintesi non chiariti, della vita, di possibilità di condizioni diverse, ma mai del perché del distacco.

Come qualsiasi coppia sa, di qualunque genere sia, il detto o il non detto pesano sempre sui rapporti. A volte basta appunto un semplice sì, oppure un sincero no, per evitare confusione, veleni, rancori.

Semplicemente vestiti di nero, i due attori si muovono contando su pochi elementi scenici: una poltrona, il divano, una lavagna o un bicchier d’acqua, tra la miriade di libri che riempiono le librerie del padrone di casa, parlando senza sosta. Ma il veleno serpeggia, non tutti sono pronti alla comprensione o al perdono. Il finale tragico, assolutamente sorprendente, dà una risposta inattesa.

Grandi applausi per i magnifici Branciaroli e Orsini, un piacere per gli occhi e per l’udito da non farsi mancare.

Repliche fino a domenica 13 febbraio.

(Foto di Amati Bacciardi)

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