Imma Villa: Spiritello e bella ‘mbriana

Anita B.Monti

Una scena
Una scena (foto di Andrea Falasconi)

Carlo Cerciello mette in scena Scannasurice, uno dei primi testi di Enzo Moscato, autore al quale ha dedicato la stagione dell’Elicantropo di Napoli di quest’anno, dove lo spettacolo sarà in scena fino al 22 febbraio. Ne è protagonista Imma Villa, nelle vesti ambigue di un personaggio non-personaggio, topo, ‘munaciello, bella ‘mbriana, che va oltre l’identità sessuale.

Imma, su quali sentimenti ha puntato per rendere questo ‘femminiello’ dei Quartieri Spagnoli?

“Ho lavorato pensando a un animale, a una figura che critica gli altri ma anche se stesso: è Napoli contro Napoli, è il simbolo della città post-terremotata, sempre al limite, tra buio e luce. La nostra città, piena di contraddizioni che non lasciamo pensando di poterla aiutare a cambiare, a salvarsi dai mille mali che l’opprimono”.

In che tipo di scenografia si muove?

“In realtà la scena di Roberto Crea è un tutt’uno con il personaggio. Io sono sempre piegata, non mi alzo in piedi, proprio come un animale. E’ una cavità, una stamberga, un luogo sotterraneo, in cui il protagonista è recluso, circondato da altri topi, sostenuto dal suono di Hubert Westkemper e le musiche originali di Paolo Coletta. All’inizio non è ben definito, poi raggiunge una certa identità”.

E’ la prima volta che interpreta Moscato?

Una scena (foto di Andrea Falasconi)
Una scena
(foto di Andrea Falasconi)

“Sì. Ci pensavo da anni, non è stato possibile fino ad oggi. Poi, rileggendo questo testo e parlandone con Carlo, abbiamo deciso di metterlo in scena. E il sogno si è realizzato. So che è un lavoro che lo rappresenta molto, sono perciò emozionata e preoccupata”.

Un autore anti-oleografico, dice Cerciello.

“Ero stufo del modo di rappresentare Napoli, tra la retorica dei buoni sentimenti, la camorra presente ovunque, il linguaggio-cronaca che non stimola il teatro. Tutto ciò è riduttivo. La si può raccontare in tutt’altra maniera. Con Moscato e con gli altri autori contemporanei entriamo a tutto diritto nel teatro europeo del Novecento. Sono anch’essi ‘lavici’, colgono le contraddizioni di Napoli, ma con una diversa visione della città. Mi sono detto: abbiamo tanto celebrato Eduardo, celebriamo Moscato”.

 

 

 

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