In scena i demoni di Goliarda Sapienza

Angela Matassa

La bella scenografia di Carmine Guarino riporta due interni borghesi, due salotti speculari con divano, poltrona, lampade e altri comuni oggetti. Il che fa pensare a due ambienti separati, seppure uguali. Ma la storia di Goliarda Sapienza, portata in scena da Mario Martone in molte città, attualmente al Teatro Mercadante di Napoli, renderà chiaro, nel corso della rappresentazione di Il filo di mezzogiorno, che la situazione non è quella che appare al primo sguardo.

La vicenda, vera, della scrittrice, attrice, poetessa siciliana ci ricorda che la vita, la difficile adolescenza passata in manicomio, distrutta da elettroshock, mescola femminile e maschile, che si incrociano e si accavallano. L’uomo nell’omonimo romanzo autobiografico è rappresentato dallo psicanalista, che l’accoglie nel suo studio, fingendosi prima maestro di recitazione, e svelandosi solo dopo. Goliarda, desiderosa di recitare, prova e riprova la pronuncia giusta, spalancando o chiudendo le mascelle per perfezionare le “o” e le “e” del suo dialetto.

Servendosi di numerosi bui per passare da una situazione all’altra, il regista sposta le posizioni secondo, appunto, la mente della malata e del suo “curatore”. Il divano non è più quello dello studio medico, bensì quello di Goliarda che combatte con i suoi demoni, i ricordi, il dolore che voleva risolvere nella guarigione. Ma ecco che arriva il trasfert e il controtransfert, in cui si distrugge l’etica del rapporto: il medico diventa il paziente, s’invaghisce della donna, le bocche e i corpi si toccano ora in uno ora nell’altro ambiente speculare. L’analista dissolverà le tenebre della mente di Goliarda, autodistruggendosi come uomo e come terapeuta. A quel punto la donna comprende che lui non potrà mai più essere il suo medico.

Ottima l’interpretazione di Donatella Finocchiaro e Roberto De Francesco, per un testo (nell’adattamento firmato da Ippolita di Majo), che poco si adatta alla scena, procedendo con un ritmo lento e poco emozionante.

Lo spettacolo si avvale dei costumi di Ortensia De Francesco, delle luci di Cesare Accetta. Le musiche del canto dei pescatori delle Isole Eolie sono di Mario Tronco.

(foto di Mario Spada)

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