In una notte di Carnevale

Redazione

Caudio Di Palma e Ciro Damiano
Caudio Di Palma e Ciro Damiano

In scena al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli dal 2 al 6 marzo: Shakespea Re di Napoli, scritto e diretto da Ruggero Cappuccio. Dopo Spaccanapoli times e Sogno di una Notte di mezza estate rappresentati al Teatro San Ferdinando, ecco di nuovo il Bardo nella drammaturgia di Cappuccio con un lavoro del 94’, allestito da Teatro Segreto. Ne sono protagonisti Claudio di Palma e Ciro Damiano, musiche di Paolo Vivaldo, scene e costumi di Carlo Poggioli.

Ispiratosi ai Sonetti di Shakespeare, l’autore, con un coup de tèatre, pone in relazione il teatro elisabettiano e quello barocco napoletano, plasmando una lingua che, al di là del significato, si capisse dal suono e dalla potenza espressiva. L’opera, ambientata nel Castello del Viceré di Napoli, in una notte di Carnevale, s’incentra sul dialogo fra Desiderio e Zoroastro, l’uno ritornato avventurosamente nella sua Napoli, ancora soggiogato dall’amore che lo ha legato a Shakespeare, l’altro, incredulo, che lo tratta da pazzo visionario. Si alternano così versi struggenti ad espressioni scurrili tipiche del teatro seicentesco alla Basile, dramma e goliardia, tra veglia e sogno, fra il lirico e il comico.

Desiderio altri non è che il misterioso W. H., unico personaggio al quale il Bardo ha dedicato i suoi 154 Sonetti. Al “giovane amico dai profondi occhi sognanti”, forse Willy Huges, “boy actor” del teatro elisabettiano è dedicato la più grande dichiarazione d’amore della letteratura. In effetti, willy, in inglese, ha anche il significato di desiderio, da qui il nome che Cappuccio dà al protagonista.

Il mistero di questa dedica ha appassionato molti scrittori e critici tanto che Oscar Wilde nel suo “The portait of mister W.H.” immagina che questi sia un giovanissimo e bellissimo attore che interpretava parti femminili nella compagnia drammatica di Shakespeare. Il “lovely boy” ha ispirato il lavoro del nostro drammaturgo che unisce storia e immaginazione in una visionaria equazione. “In molti – spiega Cappuccio – hanno teorizzato intorno all’origine ispirativa dei 154 Sonetti del genio di Stratford- upon-Avon che rappresentano un mistero letterario molto rilevante. Quando li leggevo pensavo: “ma per chi sono stati scritti ? Porto in scena questo appassionante mistero, in dialetto del 600’. Ho pensato che questa storia potesse essere raccontata dal napoletano dell’epoca, che ha una sua purità linguistica, ma piegato alle necessità musicali”.

Anna Maria Liberatore

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