Serata Gershwin al Lirico partenopeo

Maresa Galli

Un momento del concerto (foto di Luciano Romano)
Un momento del concerto
(foto di Luciano Romano)

Un appuntamento con la grande musica del ‘900, quella che sposa il jazz e la classica, con il nono evento della Golden Stage del Teatro San Carlo di Napoli: l’omaggio a George Gershwin. Brillanti interpreti Enrico Pieranunzi al pianoforte, Gabriele Mirabassi al clarinetto e Gabriele Pieranunzi al violino.

Pianista, compositore, arrangiatore di fama mondiale, Enrico Pieranunzi da sempre incanta con il suo fraseggio elegante, riconoscibile, con la sua bravura, capace di spaziare da Mozart a Debussy alle star del jazz contemporaneo Chet Baker, Art Farmer, Irio De Paula, Lee Konitz, Marc Johnson, Joey Baron, Paul Motian, Charlie Haden, Billy Higghins, Enrico Rava, con i quali ha suonato e registrato album. Al pubblico del San Carlo presenta le più belle pagine di Gershwin e anche inediti da lui riarrangiati, un’esclusiva assoluta. Vincitore di concorsi internazionali, allievo di Salvatore Accardo all’Accademia Stauffer di Cremona, Gabriele Pieranunzi, konzertmeister del San Carlo, fratello di Enrico, suona un violino Ferdinando Gagliano del 1762. E’ uno dei migliori violinisti della sua generazione. Gabriele Mirabassi, clarinettista apprezzato sia in Italia che all’estero, ha al suo attivo collaborazioni con musicisti del calibro di Richard Galliano, John Taylor, Roberto Gatto, Mina, Enzo Pietropaoli, Steve Swallow, Marc Johnson. Partecipa a progetti di danza, teatro, canzone d’autore. “Questo concerto è un doveroso omaggio ad uno dei più grandi geni della musica di ogni tempo” – spiega Enrico Pieranunzi– “La fusione che Gershwin intese compiere tra classica e jazz fu la coraggiosa, volontaria apertura di una strada, che voleva conciliare la tradizione orale con quella scritta e far vivere insieme l’estemporaneità dell’improvvisazione con la sapienza meditata della composizione: una sfida impossibile, di difficile comprensibilità per orecchie e menti europee. Era in realtà la costruzione di un mondo musicale del tutto nuovo, il cui artefice non poteva che essere un grande artista del Nuovo Mondo.” Musica filmica, evocativa, poetica, Songs che fanno rivivere la Parigi degli anni ’20, la New York magica dei musical, del blues e del jazz, della musica dotata di armonie, contrappunti melodici e ritmiche che avrebbero cambiato per sempre la stessa concezione della musica del ‘900. L’omaggio a George, alla sua sperimentazione, con inediti, eleganti arrangiamenti di Pieranunzi, trasporta il pubblico nel mondo di An American in Paris, nei tre famosi Preludi – trascrizioni e elaborazioni originali di Enrico Pieranunzi. Gershwin voleva scriverne 24, come Chopin, ma riuscì a comporne solo 7 e suonarne 3 in vita a causa del suo lavoro per Broadway; Rhapsody in Blue, quest’ultima in prima esecuzione assoluta in trio, nelle Six Songs, nell’incantevole cimento di ogni talentuoso vocalist jazz, The man I love e But not for Me (piano solo), Love walked (piano solo), I got rhythm. In duo Enrico Pieranunzi / Gabriele Mirabassi interpretano, nella trascrizione del geniale violinista Jasha Heifetz, My man’s gone now.

Enrico Pieranunzi / Gabriele Pieranunzi eseguono It ain’t necessarily so (da Porgy and Bess), divenuta anche celebre melodia pop, “Improvvisazione in due chiavi”, brano ritrovato tra le carte dell’autore dopo cinquant’anni, il gran finale con Rhapsody in Blue, prima esecuzione assoluta in trio. Pieranunzi racconta, tra un’esecuzione e l’altra, la genialità e la versatilità di Gershwin, scomparso troppo presto, ma meglio di ogni aneddoto incantano ancora le sue partiture, il suo elegante jazz sinfonico, le songs che hanno influenzato i Leonard Bernstein e tutti i grandi musicisti a venire.

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