
Sarà in scena al Sannazaro di Napoli l’11 e 12 novembre 2025 alle ore 21 con De(ath)livery, drammaturgia scritta, diretta e interpretata da lui stesso (sul palco insieme a Vincenzo Castellone e Luigi Leone), nata da un’idea di Sara Guardascione: Andrea Cioffi si racconta a Notizie Teatrali e parla del suo teatro.
Andrea, dopo L’Appartamento 2B, lei torna a un testo ambientato tra le mura domestiche e con sottotesti sociali e socioeconomici attuali.
La piece si colloca come primo capitolo di un’ideale “trilogia del divano”, un focus drammaturgico e tragicomico sulla generazione Y, quella dei millennial, che ha nel sofa il simbolo di un non-luogo generazionale. Siamo sempre in una casa, che è un po’ la casa di nessuno e rifugio dalla realtà, dove un invisibile padrone di casa gode di un affitto pagato a fatica dai protagonisti. Come ne La strada maestra di Cechov, i personaggi abitano questa casa senza mai stanziarvi. Quasi ospiti nella loro stessa vita, nascono e muoiono senza incidere sulla realtà.
Il nome dello spettacolo è un gioco di parole, una crasi esplicita di morte (death) e consegna (deliver), e cita liver, il fegato…

De(ath)livery fin dal nome vuole presentarsi come un gioco grotteso per ritrarre una generazione che si rode il fegato. Siamo una generazione di quasi quarantenni, che soffre tantissimo per l’essere trattata sempre come under qualcosa. Cresciuta con la convinzione errata che la preparazione e il merito potessero definire il suo futuro.
Ci ritroviamo quindi frustrati ad arrancare nel tentativo di trovare una definizione che sembrava così chiara ai nostri genitori, ma che è così labile tra noi. Invidiosi, violenti, individualisti, continuiamo ad ucciderci a vicenda, pur di emergere in un continuo gioco di potere, mutuato dalle generazioni precedenti, che va a scapito nostro. Credo di avvicinarmi alla triste verità quando dico che è una sensazione comune a molti coetanei.
Lei quindi vive o ha vissuto le stesse problematiche e ansie dei protagonisti sul palco…
Ridere della nostra tragedia, come nelle migliori commedie inglesi, mi sembrava il modo migliore per spostare l’attenzione su un problema senza cadere nell’autoreferenzialità, e nemmeno nell’autocommiserazione. Un rider sbaglia la consegna a casa di tre coinquilini e, per una poco fortuita concatenazione di eventi, finisce col perdere la vita. I suoi inconsapevoli assassini faranno una scelta sbagliata dopo l’altra per provare a reagire all’orrore della morte.
In una stanza succedono sempre cose interessanti, che si tratti di teatro o cinema…

Il rider, vittima già dall’apertura di sipario, diventa narratore vigile e vivo, rasentandp la stand up comedy, mentre gli altri protagonisti sono alle prese coi loro affanni. Ciascuno è potenzialmente vittima e carnefice.
Diventano maschera di loro stessi, sposando ciascuno un personaggio grottesco rappresentativo di una specifica categoria umana in cui tristemente riconoscersi. Mi piace citare il Goldoni dell’incipit de Gl’innamorati: “Ridete di loro e non fate che si abbia a rider di voi“.
Progetti futuri?
Con la compagnia saremo a Sala Ferrari il 27 e 28 dicembre 2025 per Raccontami Shakespeare, una rappresentazione tenerissima sui fratelli Lamb; al Teatro Oberon il 10 e l’11 gennaio 2026 con D.O.C.G., opera di stampo satirico sul mondo della pubblicità e dell’imprenditoria; e infine dal 28 al 31 maggio 2026 saremo in scena al Piccolo Bellini con Tutto Shakespeare minuto per minuto, un pout pourri comico sull’opera del Bardo.
