Un’opera musicale moderna, dal sapore cinematografico, il Diario di viaggio “Un Americano a Parigi” piace al pubblico del teatro Delle Palme di Napoli. Fresche, semplici, le coreografie di Luigi Martelletta comunicano gioia di vivere e restituiscono l’emozione della scoperta di Parigi, una cartolina dipinta con note colorate da un entusiastico pittore americano. Nell’immaginario collettivo sono scolpite le immagini del celebre film di Vincente Minnelli, con Gene Kelly e Leslie Caron, di cui la critica ha sempre trovato la trama esile, ma che rimane un gioiello per le musiche di George e Ira Gershwin e per la bravura degli artisti. Libretto ed elaborazione drammaturgica dello spettacolo, presentato dalla Compagnia Nazionale Raffaele Paganini e Compagnia Almatanz, è di Riccardo Reim; le belle scene e i costumi sono di Giuseppina Maurizi. Una scenografia che è pura arte contemporanea, con raffigurazioni pittoriche che ricordano l’impressionismo e i primi bagliori dell’esistenzialismo. Il balletto, che nel film era appena di diciassette minuti, è un omaggio ai colori ed alle sensazioni prodotte dall’arte di Toulouse-Lautrec, Dufy, Renoir, Van Gogh, Rousseau. Qui la danza è sovrana, e molto bravi sono gli otto ballerini in scena che “raccontano” la musica per immagini, la sostanziale trasformazione del jazz da canzone popolare in quel genere colto, raffinato, debitore/ispiratore della musica classica. George Gershwin, l’americano a Parigi, si innamorò musicalmente di Maurice Ravel e la sua vena artistica, nella breve vita, fu quasi inesauribile. E Ravel e Stravinskij inframmezzano le loro composizioni di improvvisazioni jazzistiche. An American in Paris è una sorta di poema sinfonico che racconta l’anima di una capitale ricca d’arte, di fermenti culturali, di passioni, di vita. Splendido esempio di jazz sinfonico, “Rhapsody in Blue” rimane il simbolo dell’America sognante ed ambiziosa dei “Roaring Twenties”, alle soglie della Grande Depressione. Lo spettacolo inanella autentiche perle gherswiniane e non solo: “The Man I love”, “Summertime”, “Love is here to stay”, “Un Americano a Parigi”, leit motiv, “Rialto Ripples”, “Want’ em you can’t get em”, ma anche i classici “Stormy Weather”, “Moonlight Seranade”, “Take Five”, “I’ve got rhythm” che fa scatenare i ballerini nel tip tap, “Valentine” di Maurice Chevalier.
Una parentesi dolce e sensuale, molto intensa, è quella di Raffaele Paganini, giovane Gershwin, e della fidanzata nel momento della separazione, sottolineata da una magica “Don’t explain”. E Paganini è, come sempre, sublime, da sogno, presenza scenica che unisce in sé il rigore e la serietà della grande tradizione della danza classica con la simpatia e l’espressività di un bravo attore, dal viso sorridente e solare.
Un bel lavoro nella non facile lettura di un classico del cinema e della musica che, per diventare opera musicale, ha richiesto un sapiente collage.
In scena al Delle Palme fino al 16 gennaio.





