La Capria e Roberto Andò per “Ferito a morte”

Angela Matassa

Avrebbe dovuto essere presente per i suoi cento anni alla prima nazionale di Ferito a morte, che debutterà al Teatro Mercadante di Napoli, il 19 ottobre 2022. Ma purtroppo, Raffaele La Capria, autore del testo e desideroso di vederlo rappresentato, purtroppo se n’è andato prima. Ha dunque ancor più il sapore dell’omaggio questo debutto teatrale del suo più celebre romanzo.

Questo spettacolo è una sfida in molti sensi. – commenta Roberto Andò, direttore dello Stabile e regista del lavoro –Innanzitutto formale, per il tentativo di restituire sulla scena tutta la forza del romanzo, un classico, lo specchio di Napoli”. Uomo schivo, La Capria, racconta Andò, si identificava nel personaggio eduardiano di Zi’ Nicola de “Le voci di dentro”. Forse perché riteneva di non aver “espresso fino in fondo il valore dell’interiorità. A novant’anni – riprende Andò – invece aveva voglia di parlare e mi chiese di fare del romanzo uno spettacolo teatrale, luogo certo più adatto del cinema per quest’opera”.

Ma “Ferito a morte” è una sfida anche linguistica. “E’ un prototipo d’innovazione. – chiarisce il regista – Siamo stati rispettosi dell’originale, la cui lingua è teatrale seppur letteraria. La Capria non usa i codici soliti del napoletano, pertanto lo considero classico”.

Un cast di tutto rispetto (recitano sedici attori) rievocherà la storia del protagonista, trasferendo “diverse ombre sul palcoscenico”, sostenuto da un tappeto musicale riferito a Back, e una drammaturgia musicale del suono che accompagna la parola, come la voce del mare che, sarà comunque sempre presente anche sensorialmente nell’evoluzione dello spettacolo.

Di sfida parla pure Andrea Renz (Massimo), si per il linguaggio, sia nei confronti della città. “E’ un’orchestrazione di tutti gli aspetti della storia che parte da Napoli ma diventa universale. E’ un lavoro che mi permette di fare un viaggio nella mia interiorità”.

Gea Martire sarà la madre. “Un ruolo che interpreto volentieri – dice l’attrice – Intendo la maternità proprio nel senso di acqua, tutto è immerso nel mare, mi sento la città che ha dentro tutti i figli e i loro problemi. Così partorisce bellezza e disagi. Ho capito che alla festa si va anche in barca non solo in carrozza come dicono le favole, e questa, che si tiene a Palazzo Donn’Anna è divertente e malinconica”.

C’è in questo universo infatti un conflitto anche comico, lo spiega Giovanni Ludeno (Ninì), che aggiunge: “Sott’acqua la città è silenziosa, ma bisogna saper raccontare anche ciò che si sente fuori”.

Un viaggio “emozionante” per tutti, nel quale ciascun interprete ha colto qualcosa di diverso. “C’è tutta l’umanità dell’autore. – dice Paolo Mazzarelli (Sasà) – Dopo le prime difficoltà, ho colto l’amore e il mistero di cui è carico il testo”.

In scena anche: Paolo Cresta, Aurora Quattrocchi, Marcello Romolo, Matteo Cecchi, Clio Cipolletta, Giancarlo Cosentino, Antonio Elia, Rebecca Furfaro, Lorenzo Parrotto, Vincenzo Pasquariello, Sabatio Trombetta, Laura Valentinelli. Adattamento Emanuele Trevi, scene e luci Gianni Carluccio, costumi Daniela Cernigliaro, video Luca Scarzella, suono Hubert Westkemper, aiuto regia Luca Bargagna.

 

 

 

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