La dedica di Peppe Lanzetta a Napoli

Maresa Galli

Peppe Lanzetta
Peppe Lanzetta

Reading belli da riempire il cuore, con l’emozione amplificata dallo scenario che offre Castel Sant’Elmo, una delle location scelte dal Napoli Teatro Festival Italia. Testi inediti e brani celebri sono interpretati da attori con musiche eseguite dal vivo per rendere omaggio all’unicità di Napoli. Prosegue ogni giorno, al tramonto, il ciclo di letture “Dediche alla città di Napoli” a cura di Patrizia Bologna per la regia di Fabrizio Arcuri, un progetto di Marco Balsamo prodotto da Nuovo Teatro.

Dopo “Un paradiso abitato da diavoli” con Sergio Rubini ed Enzo Gragnaniello alla chitarra, Mimmo Borrelli con il suo inedito “Napucalisse”, Peppe Lanzetta è autore/interprete del suo inedito

“Da casa mia non si vede Capri”, con musiche dal vivo eseguite dal pianista Mimmo Napolitano. Lanzetta dalla parte degli ultimi, degli emarginati, del riscatto im-possibile, racconta la città nella quale tacciono ormai le voci della poesia. Da “Figli di un Bronx minore” a “Un Messico napoletano”, da “Una vita postdatata” a “Ridateci i sogni”, da “Tropico di Napoli” a “Infernapoli” l’artista racconta la madre di tutte le periferie, con i suoi inferi, il suo eterno degrado alimentato dalla malapolitica affarista e clientelare, indifferente al grido umano. Qui, nella Terra degli Dei, di Bovio e di Di Giacomo, di Viviani e Serao, la Sanità è ormai alle corde. I lavoratori disperati salgono sui tetti per rivendicare il lavoro, medici, infermieri, assicuratori disonesti compiono azioni illegali e l’Urlo di Munch è l’urlo di Maria che vede morire il marito, Rosario, colpito a morte in una guerra senza trincee. E fa caldo, non si respira, caldo come in America Latina, in Africa, forse all’Inferno… L’emozionante viaggio poetico/sonoro di Lanzetta/Napolitano prosegue sulle note di “Quando” per raccontare l’arrivo di Massimo Troisi in Paradiso, la grande accoglienza che gli riservano tutti i grandi che prima di lui ci hanno lasciato: Macario, Campanini, Chiari, Totò, Tognazzi, Buazzelli, Eduardo, Fellini, Nick Novecento, Magnani, Cervi, Fabrizi, Sbragia, Mezzogiorno, ma anche Ciampi, Tenco, Stratos, Villa, Dalida, Musella. Vittorio De Sica firma la regia dell’evento per Massimo che si scusa del ritardo…. Così giù non rimane più nessuno a fare ridere con classe… E ancora storie di vita dal Bronx napoletano, che raccontano del ragazzo della via Gluck intubato a causa dell’eroina, anche lui bambino pieno di belle speranze che voleva diventare pilota, prima che la periferia gli rubasse i sogni, la gioventù, la vita. Se il tempo ha ispirato Paolo Sorrentino, “L’immensità” di Don Backy/Mogol portata al successo da Don Backy e Johnny Dorelli, ispira un altro straordinario racconto di Lanzetta che trasporta nel mondo di Sergio, il “Califano zoppo del suburbio” che canta ai matrimoni e alle feste sfruttato dal suo improbabile manager. Sergio dipinge bene ma preferisce cantare, unico sfogo di una vita ai margini soffocata in un caseggiato vetusto in compagnia di una madre anziana che legge tutto il dolore del figlio ma non parla, incassa giorno dopo giorno fino a morirne.

Solitudini in una città che rischia di rimanere senz’anima, di bruciare vite postdatate per le quali non c’è pietas, non c’è domani. Lanzetta, nel suo immenso mondo poetico, un grande blues che intona per gli amici Pino Daniele e Abel Ferrara, Pasolini e Patroni Griffi, De Andrè e Dalla, racconta la sua Napoli Medea, madre e matrigna anche con gli accesi cromatismi della sua pittura che completano il suo viaggio nell’arte quale unica voce di riscatto e di poesia.

 

Categorie

Ultimi articoli

Social links

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web