La donna nella bottiglia

Redazione

Gaia Aprea
Gaia Aprea

Dopo Anna Maria Ortese, nel Ridotto del Teatro Mercadante, Luca De Fusco, direttore dello Stabile di Napoli, ha messo in scena un testo tratto dall’”Armonia perduta” di Raffaele La Capria L’amorosa inchiesta. In una campana di vetro, Elène, primo amore dello scrittore napoletano, interpretata magistralmente da Gaia Aprea, come separata dal resto del mondo, legge una lettera che La Capria le ha scritto. In quella lettera ci sono tutti i sentimenti di un giovane aspirante dandy, tutto il suo senso di inadeguatezza, la sua  passione corrisposta solo fino ad un certo punto, i suoi  grandi exploit come  tuffatore per far colpo sull’amata che lui sentirà sempre irraggiungibile anche nel momento dell’amore. Parole lievi, ma dense di significato che svelano la complessità dell’animo umano in generale ed in particolare l’ipersensibilità innata dello scrittore sono quelle dedicate alla bella Elène. Rivivendo, attraverso la lettera, i ricordi della sua giovinezza, l’amata, quasi vivificata dal sentimento raccontato in quella “amorosa inchiesta”, si trasforma sulla scena. Si compie così la metamorfosi di una donna cui l’amore, anche quello di un lontano passato, dà vigore e vita, esaltazione e  restituita bellezza.

Il testo tenero e raffinato, continuamente rimanda ai ricordi di una Napoli ormai scomparsa, di una società brillante e, a suo modo, ancora innocente, all’epoca dei “balletti” nelle case della buona borghesia che fornivano un’occasione unica di conoscere le ragazze più belle dell’epoca, dei  motoscafi ancora  in legno, della movida  della “meglio gioventù” che frequentava Positano. Un piccolo-grande mondo antico, rappresentato come una cartolina illustrata di una volta attraverso le commosse parole dell’autore.

Anna Maria Liberatore

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