“La mosca”: quando il corpo si trasforma

Redazione

 

di Alberto Tuzzi

Il cinema horror e di fantascienza da sempre prende spunto dalla realtà per immaginare terrificanti scenari futuri, analizzando la relazione nevrotica tra uomo e tecnologia ed esplorando gli aspetti più inquietanti della società, avendo come protagonista la figura dello “scienziato”. Tutti apprezzano il “progresso” tecnico- scientifico, ma gli scienziati rappresentati in questi film non sono posati e razionali, piuttosto figure deliranti che non ascoltano la voce della ragione per cedere il passo ad una smisurata ambizione, finendo per abusare del potere derivato dalla loro conoscenza.

Negli anni Ottanta il privato si guarda allo specchio, a Hollywood si affermano nuovi immaginari con cui confrontarsi e si scoprono nuove amare realtà, come l’esplosione dell’Aids, che smontano brutalmente l’atmosfera di forzato ottimismo del periodo. Il cinema horror si rivela, ancora una volta, uno dei generi più fecondi nel portare allo scoperto i malesseri di una società; il corpo piegato, esploso, mutato – in una parola “mostruoso” – evidenzia, senza più ombre, senza veli, senza ripari, l’intrinseca imperfezione dell’identità, nonostante i diktat yuppie-sociali ed estetici dell’Edonismo Reaganiano. Negli anni Ottanta esplode il cinema della mutazione della carne e del corpo, forse il fenomeno più appassionante del periodo, che raccoglie le pulsioni di una realtà apparentemente codificata per rielaborarle con aggressività ed inventiva. Strumenti privilegiati di questa metamorfosi, dal punto tecnico-visivo, sono il make-up e gli effetti speciali che, seppure lontani dalle meraviglie rese possibili dalla computer grafica che sarebbe esplosa negli anni Novanta, in un’orgia di lattice e protesi, con virtuosismo estremo, conducono al trionfo del “mostruoso”, dando vita ad alcune delle icone cinematografiche più celebri: Alien, ET, la Cosa, i Gremlins e, La Mosca, creatura portata sullo schermo da David Cronenberg, canadese, nel film del 1986 “La mosca” (The Fly), sceneggiato dallo stesso Cronenberg con Charles Edward Pogue. Il film è un remake de “L’esperimento del dottor K.” del 1958 di Kurt Neumann, tratto dal racconto “La mosca” (The Fly1957) di George Langelaan.

La locandina del film

La trama: Seth Brundle (Jeff Goldblum) è un giovane, attraente e geniale scienziato che con i suoi studi sul teletrasporto svela i misteri della materia, del tempo e dello spazio; i suoi tentativi sono seguiti con grande interesse dalla bella giornalista Veronica Quaife (Geena Davis), con cui finirà per intrecciare una relazione. Brundle, spinto dalla propria ambizione, compie, inevitabile e tragico passo falso, l’esperimento su se stesso ma il casuale ed imprevisto intervento di una mosca provoca in lui una metamorfosi che, in brevissimo tempo, lo trasforma in una creatura mostruosa. Lo scienziato, inizialmente, si compiace delle prodezze fisiche, anche sessuali, che gli consente la sua nuova condizione ed affronta in modo scientifico i cambiamenti che vive ma, rapidamente, precipita nella più cupa disperazione, nella consapevolezza dell’irreversibilità della trasformazione. Alla fine, l’impossibilità per Brundle di conservare almeno un briciolo di umanità lo spinge verso una conclusione tragica.

Cronenberg ha girato molti film che raccontano in modo unico e affascinante gli effetti che la scienza e la tecnologia producono sui singoli e sulla società, rendendo, con le sue esplorazioni della mente e del corpo, in modo straordinariamente fisico ciò che è mentale. Il cinema di Cronenberg, da cui emerge la sua passione per la filosofia e la medicina, è la versione più intellettuale del cinema horror.

“La mosca”, primo film del regista canadese realizzato da una major, con la produzione di Mel Brooks, anche grazie agli effetti speciali di Chris Walas (Premio Oscar per il trucco 1987), visualizza l’orrido, vivisezionando, con sadica precisione il corpo mediante la cinepresa e descrivendo con entomologica precisione la trasformazione dell’uomo in mostro, dopo il crollo della sua razionalità e la vittoria delle forze oscure dell’inconscio. Il film è sicuramente una delle opere migliori del regista, non un semplice horror ma uno studio dell’instabilità umana, in cui pathos, commedia, sesso, violenza e terrore si intrecciano magistralmente.

 

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