La parola, arma sofisticata di Don Chisciotte

Angela Matassa

La parola è la vera protagonista dello spettacolo Circus Don Chiosciotte, tornato in scena al Teatro Mercadante di Napoli (fino al 26 novembre), dopo il debutto al Campania Teatro Festival a giugno scorso.

Un debutto, perché il circo del titolo, scenografia della prima edizione, ora non c’è più e i personaggi sono soltanto due: il mitico Chisciotte della Mancia e il suo scudiero Sancio Pancia.

Così, la parola scorre a fiumi nella messinscena di Antonio Latella, che dà al testo di Ruggero Cappuccio una valenza moderna e contemporanea, con tanto di vecchi monitor che si accendono o spengono, proiettando luci varianti nel colore e qualche parola. Davanti ad essi, nella platea svuotata delle poltrone e così occupata, venti anziani siedono annoiati e assenti.

I monitor sistemati in sala (foto di Achille Carbone)

E’ la comunicazione online. Mezzo modernissimo, forse poco accattivante da una certa età in poi.

Parole, dunque, da quelle dialettali del giovane, che diverrà scudiero e servitore del signore che, invece, si esprime forbitamente tra italiano, spagnolo, qualche invenzione. Per un viaggio immaginario, percorso fuori da qualsiasi tempo e luogo.

Parola, ma non solo, libri, concetti filosofici, letteratura: nel testo, Ruggero Cappuccio ha inserito tutte le

sue passioni.

Due lunghe ore di teatro, retto magnificamente dai due interpreti: gli eccellenti Michelangelo Dalisi e Marco Cacciola, abilissimi nel passare da un concetto all’altro. Fermandosi solo nelle dilatate pause volute dalla regia, quando altre parole compaiono come sovratitoli, su un tabellone elettronico, che si riproducono sugli schermi in sala.

Michelangelo Dalisi (foto di Achille Carbone)

Tra le parole viene in mente Cesare Pavese e il suo paese, al quale si potrebbe tornare e nel linguaggio, un sentore pulcinellesco per bocca del giovane ignorante. I due erranti – immagine speculare uno dell’altro – nel finale compaiono al buio, forniti di ombrello, lampada, aspirapolvere e scovolini, nel tentativo di attraversare un lago (vero o immaginario?), su un ponte di libri portatori dello scibile umano.

 

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