La sceneggiata: lacrime e sentimenti

Anita B.Monti

Antonio Ottaiano (foto di Andrea Savoia)
Antonio Ottaiano
(foto di Andrea Savoia)

E figlie so’ piezze ‘e core è una sceneggiata di sentimenti. – spiega Velia Magno, regista dello spettacolo in scena dal 9 all’11 aprile al Teatro Troisi di Napoli – Dopo tanti anni, torno volentieri a questo genere popolare che nasce dalla tragedia greca, che parla di famiglia, di pentimento, di mamme e di figli”.

Ispirata alla lirica di Bovio e Albano, la messinscena è composta da tre atti e tre quadri di Enzo Vitale e prodotta da Carmine Gambardella (Anfhoras Production). Sulla scena, Antonio Ottaiano, l’erede di Mario Merola, che fu il re incontrastato della sceneggiata classica, che continua a rappresentarla non solo nella nostra città, ma soprattutto nel mondo: in Svizzera, a Bruxelles, in America, in Canada.

Né pistole né malamente che vincono, lo stile del genere c’è tutto, ma riveduto e corretto con nuovo spirito e piglio moderno. Innanzitutto, la Magno (che ha collaborato anche all’adattamento del testo) ha inserito un nuovo personaggio: il narratore, bambino (Luigi Orefice) e poi ventenne, racconta il suo percorso di vita e di riscatto.

Un linguaggio moderno e comprensibile a tutti, soprattutto ai giovani che si avvicinano a questo genere popolare, l’ambientazione negli anni Anni Sessanta e Settanta, il finale a sorpresa, che sovverte i canoni classici. “Ho approfondito la psicologia dei protagonisti – spiega la Magno – con lo scopo di tramandare valori oggi quasi perduti”.

Sulla scena l’orchestra dal vivo di sei elementi, diretti dal maestro Fiscale. Accanto a Ottaiano, Maria Del Monte, storica interprete della tradizione, Mario Aterrano, anch’egli non nuovo al genere, nonché attore vivianeo, Antonio Buonomo, interprete di tanti ruoli di cattivo e non solo. Con loro, Ernesto Martucci, Patrizia Masiello, Massimo Salvetti, i più giovani Thalia Orefice, Ciro Meglio, Gianni Martino, Ornella Varchetta e Jack Otto (nome d’arte di Gioacchino Ottaiano) figlio sulla scena e nella vita del protagonista.

Jack che vive a Londra dove studia musica e canto, si è lasciato affascinare dalla proposta. “Noi giovani non abbiamo mai visto la sceneggiata – dice entusiasta – molti pensano che sia una forma di spettacolo vecchio. Ma non è così, anzi è molto attuale, parla della vita. Mi sento a mio agio nel personaggio del narratore, e sono orgoglioso di essere napoletano”.

Solitamente considerato un genere di serie B, la sceneggiata ha vissuto momenti difficili. “E’ vero, ma noi ci crediamo e andiamo avanti. E’ vita vissuta che portiamo sulle tavole del palcoscenico, – spiega Antonio Ottaiano – è uno spettacolo che parla alla gente, che esprime i sentimenti popolari. E che cosa fanno oggi i talk-show se non portare alla ribalta sentimenti e lacrime? Quelli che la disprezzano, li scopro spesso tra il pubblico e, poi divertiti, vengono a congraularsi con noi”.

 

 

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