Le variazioni enigmatiche

Maresa Galli

Una scena
Una scena

Le Variazioni su un tema originale, op. 36, (Enigma Variations), sono un’opera musicale per orchestra scritta da Edward Elgar tra il 1898 e il 1899: dedicate a familiari e amici, danno il titolo alla pièce Variazioni enigmatiche di Eric-Emmanuel Schmitt. Si tratta di “una melodia che si può solo sognare, enigmatica, inafferrabile, così come il sorriso di Helene”… Nell’intima e accogliente Sala Ferrari a Napoli, Teatro In Fabula presenta l’intensa opera di Eric-Emmanuel Schmitt per la regia di Aniello Mallardo con Gianni Caputo e Mario Troise.

La storia ha per protagonisti un giornalista della Gazzetta di Nobrovsnik, Erik Larsen ed il premio Nobel per la letteratura Abel Znorko. Il misantropo, scorbutico Znorko invita il giornalista a Rosvannoy, sperduta isola sul mare della Norvegia e suo rifugio, per concedere un’intervista. Se il buongiorno si vede dal mattino, il malcapitato Larsen viene ricevuto da due colpi di pistola. Dopo un iniziale spavento i due uomini affrontano il dialogo sul nuovo libro di Znorko, “L’amore inconfessato”, uno scambio epistolare tra due innamorati che si incontrano solo attraverso la scrittura. Lettere infuocate, romantiche, filosofiche che parlano di un grande amore segreto. Alla fine di un difficile, ingestibile scambio di opinioni Larsen scopre che la donna amata è Helene Metternach, sua concittadina. Svelato l’enigma, la soluzione è tutt’altro che vicina. L’assenza della donna, che si scoprirà essere la moglie di Larsen, ormai defunta, è al contrario forte presenza capace di condizionare tutta la vita dei due uomini – non rivali, al contrario, uniti dalle misteriose vie dell’amore. Larsen, marito fedele e devoto, è stato il porto sicuro della donna, capace invece di divorante passione con Znorko che non ha voluto ingabbiare la passione, trasformarla in devastante routine. La straordinaria scenografia di Sissi Farina avvolge libri e mobili e protagonisti imbiancati nella polvere di una storia fuori dal tempo, nel lontano, pallido Nord che ha congelato le pulsioni vitali. Belli i costumi immaginati da Anna Verde, ottima la regia nel costruire un colloquio serrato, filosofico, un intreccio psicologico contorto e inestricabile – l’idealizzazione di Helene giunge al parossismo, scavalca ogni immaginazione. Molto bravi gli attori nel duello logico e verbale che restituisce il fascino di una grande opera teatrale. Tutto imbianca e scolora, ma l’amore, unico fremito vitale, rende l’uomo libero – o schiavo? La vita supera la letteratura o la scrittura rende vivi? Sono punti di vista differenti sui quali edificare contorte impalcature dalle quali è impossibile scendere.

 

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