Le vite spezzate

Maresa Galli

Una scena
Una scena

In scena al Piccolo Bellini di Napoli fino al 14 aprile Munno e terzo munno, opera di debutto di Luigi Credendino, già interprete di diversi lavori di Virus Teatrali. Ne firma la regia, rigorosa, perfetta, Giovanni Meola. Nuovo, sorprendente, il testo colpisce con un linguaggio gergale, in rima, ricco di assonanze. che tritura, surreale rap metropolitano, l’esperienza quotidiana e antiche metafore per raccontare il darwinismo sociale, il dramma dell’esistenza di pusher e clienti/consumatori. Vite spezzate che nel mare magnum della disperazione e della mancanza di prospettive contano le ore della giornata, pericolosa, letale, accettata con calcolata rassegnazione. I tre giovani della piazza di spaccio offrono adrenalina, “gas” per viaggi straordinari, e il palo deve solo fare attenzione alle guardie, e urlare “fuje veloce” ai compagni che attendono che esca il boss di galera. Colpiscono alla stomaco i clienti, tutti uguali dietro maschere che li accomunano nella drammatica dipendenza, nel gioco al massacro, che li rende vuoti burattini nelle mani di altri burattini. Unico momento di vita, spiraglio, sogno di normalità, l’amore per i nipotini che accomuna i tre giovani che non hanno tempo né il diritto di costruirsi una famiglia. “Ncopp’a ‘stu munno ce stanno mille munni e mille munni ancora ce so’ stati”, ripete il pusher come fosse un mantra per ricordare che nessun’altra esistenza è possibile. Si accettano le regole del gioco, l’avversario che viene a sondare la concorrenza, probabile foriero di morte, il maresciallo che prende informazioni, il tossico di buona famiglia, universitario annoiato e viziato figlio di papà. Con Luigi Credendino completano il cast Daniele Matascioli, Mario Faticato, Vito Pace e Alessandro Palladino, bravi, credibili. L’originale, duro lavoro prosegue idealmente il teatro di impegno civile di Meola che con “Lo sgarro”, “L’infame” e “Frat’ ‘e sanghe” racconta drammatiche storie di vita meno marginali di quanto si creda. E il solido background del regista e dell’autore/attore dà vita ad un oratorio laico per esprimere il malessere sociale diffuso, una terribile piaga in un corpo malato. Un lavoro da non perdere.

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