L’illusione della scienza medica

Maresa Galli

Una scena
Gioele Dix in scena

Al teatro Mercadante di Napoli fino a domenica 8 febbraio in scena Il malato immaginario di Molière per la regia di Andrée Ruth Shammah e con la traduzione di Cesare Garboli. Brillanti protagonisti Gioele Dix nel ruolo di Argan e Anna Della Rosa in quello della serva Antonia; completano il cast Marco Balbi, Valentina Bartolo, Francesco Brandi, Pietro Domenicaccio, Linda Gennari, Pietro Micci, Alessandro Quattro, Francesco Sferrazza Papa. Le scene e i costumi dello spettacolo sono di Gianmaurizio Fercioni; le luci di Gigi Saccomandi; le musiche di Michele Tadini e Paolo Ciarchi; la produzione è del Teatro Franco Parenti di Milano.

Shammah dirige egregiamente Gioele Dix, straordinario e versatile attore che si cala, con ironia, nell’ipocondriaco protagonista della commedia di Molière. Ottima coprotagonista Anna Della Rosa, la serva/fantesca Tonina che asseconda i capricci e le angherie dell’insopportabile ma caro padrone. Per l’attrice Il Malato si avvale di “un impianto forte di commedia, con un meccanismo comico forte”. Nella lettura di Shammah Argan è un personaggio fuori dal tempo la cui ansia per la vita rispecchia l’ansia dell’uomo moderno, la ricerca di risposte salvifiche dalla scienza esatta. Al centro della scarna scena giganteggia la poltrona rossa del malato con accanto il carrello ricco di medicinali, lavaggi, purghe miracolose in grado di salvargli la vita.

Sferzante satira per una commedia beckettiana che denuncia l’incapacità e l’avidità di una classe medica all’epoca incompetente e magniloquente, mostra caricature di medici che si alternano in casa del malato, dal dottor Purgone al farmacista Aulenti, dal dottor Fecis a suo nipote Tommaso Purgone. Tra ampolle intestinali, fughe d’aria, lavativi, sciroppi e tranquillanti si snoda la vita di Argan e della sua famiglia composta da due figlie, Angelica e Luisona, dalla seconda moglie Belina e dal fratello Berardo. “Quest’uomo – scrive Garboli – gioca coi soldi, gioca con la morte e coi testamenti. Assiste, indispettito e bizzoso, fra un capriccio e un colpo di tosse, ai futili spettacoli di stupidità e di non-senso che gli regala la vita quotidiana. (…) Gioca, infine, con le strane formule, la tenebrosa magia alla quale egli si affida: la medicina”.

Molière scettico come Montaigne nei confronti della scienza razionale, Molière scettico verso l’uomo, ipocrita, ingannevole, avido, come il notaio che sottolinea quanto il mondo cammini perché lo si unge… Avido come la giovane e bella moglie che lo considera un impiastro, ma anche ricco d’amore come quello che nutre per lui la figlia Angelica che alla fine convolerà a giuste nozze con Cleante. Rocamboleschi raggiri benevoli architettati da Berardo e Tonina alla fine convinceranno Argan a diventare lui stesso medico. Perché no, in fondo bastano un camice e una solenne cerimonia…

Grande satira delle nevrosi dell’uomo contemporaneo, l’opera è quasi una biografia di Molière che interpretava Argan e morì in scena poco dopo averla rappresentata – opera senza tempo, intramontabile classico, monito sull’illusione di poter controllare ogni cosa.

 

 

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