Lividi… con riscatto finale

Anita B.Monti

Una scena
Una scena

Lo spettacolo è vietato ai minori di quattordici anni. Un avvertimento raro da trovare all’ingresso di un teatro. Eppure Gea Martire prepara il pubblico: il monologo Mulignane, da lei interpretato e diretto da Antonio Capuano, contiene scene un po’ crude, che è meglio evitare ai più giovani. Ritorna in scena al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli, lo spettacolo che in tre anni ha raccolto consensi ovunque. Tratto da un racconto di Francesca Prisco e rielaborato dagli stessi Martire e Capuano, sarà rappresentato giovedì 28, venerdì 30 aprile e domenica 1 maggio (giovedì e sabato ore 21:00 domenica ore 18:00).

E’ la storia di una donna, ma che affronta un tema che riguarda tutti: la difficoltà di accettarsi, di essere se stessi, di accasciarsi nel  disagio della vita. “La protagonista non ha nome, – spiega la Martire,  che ha tratteggiato figure molto differenti, ma sempre ironiche, comiche, sarcastiche – Ha un’identità che si spande e si diffonde nella solitudine di un femminile che non fa della solitudine fierezza, baldanza, indipendenza, ma timore di inadeguatezza e di bruttezza. La nostra cultura che “fa pantano e feta”, spruzza sulla donna non legata a un uomo un sentore di umido scantinato condannato alla muffa. Come se poi, essere “legati” fosse il massimo della vita! E la donna, in corsa da secoli verso più ampi orizzonti, rimane azzoppata in questa trappola malefica e frena la corsa. Senza un uomo come si fa? E’ triste, è brutto, ci vuole un umo ci vuole l’amore… ahé, è na parola! E addo’ sta? Intato gli anni passano e il vuoto intorno, anzi interno, dilaga. E allora va bene ”qualunque” (sintesi di chiunque e qualunque cosa): un turzo, un arrogante, un pagliaccio, un rimorchio, un’altra trappola pur di arginarlo, quel maledetto vuoto. Pure sesso brutale, spinto a darsi male, ma quale amore? Sempre meglio che sentire il male di un fallimento, il tormento di non essere mai desiderata. Meglio le fruste, pratiche sadomaso, mulignane (lividi), “si, vatteme, fammi male”, a coprire più insostenibili dolori. Eh, ma succede, non spesso, ma a volte sì, e questo è il caso, che a furia di praticare, si allenano muscoli sconosciuti che danno nuova forza. E tutto si ribalta. Strade sotterranee conducono alla luce e le mulignane (melanzane) diventano ruoti di parmigiane da servire bollenti, insolita temperatura per la vendetta. Il fatto è – ribadiscono attrice e regista – che ci piace far saltare gli schemi, divertendoci! Il tono è comico, come spesso è l’intelligenza, anche se non lo sappiamo”.

 

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