Lividi e Macarena

Angela Matassa

Una scena
Una scena

Una straordinaria Gea Martire dà corpo e voce ai disagi, ai dolori, alla solitudine di una bruttina di mezza età alla ricerca dell’amore, dell’esistere, dell’essere. Mulignane, tratto da un racconto di Francesca Prisco, replica al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli dal 31 gennaio al 2 febbraio, con la regia di Antonio Capuano. Uno spettacolo ironico, grottesco, comico per raccontare una condizione molto comune. La protagonista vede trascorrere la propria vita monotonamente, senza emozioni, senza amici, senz’amore. Allora va bene anche un uomo violento, che l’accetta com’è, un incontro sado-maso a riempire le lunghe ore libere. Ma tra i turni in ufficio, i lividi (mulignane in napoletano) sulla pelle, le parmigiane di melanzane (ancora mulignane) cucinate dalla mamma, la bruttina sboccia a nuova vita e da quel corpo quasi informe, insignificante, da quel viso grigio, nascosto da grossi occhiali, senza trucco, fiorisce una nuova donna. Bella, splendida, sensuale e decisa. Ormai consapevole, capace di vendicare se stessa e la sua condizione, di rimettere a posto le cose, di andare verso il sole della vita. Una trasformazione che il teatro può consentire, perché attraverso la sua magia tutto si trasfigura. Guardando lo spettacolo ci si diverte, si ride, si sorride, ci si arrabbia e, infine, si gode, insieme con la protagonista per la sua incredibile rinascita. Un gioco tra attrice e regista, che si sono perfettamente intesi sulla realizzazione del monologo. Pochi oggetti scenici, qualche costume e una poliedrica interprete, una Gea Martire che dal cinema, dalla radio, dalla fiction sale in palcoscenico con la stessa padronanza. Quella sua “Macarena” in chiave erotica non si può dimenticare.

Lo spettacolo è vietato ai minori di quattordici anni.

 

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