Lo swing di Chet Baker pensando al figlio

Redazione

Va in scena la grande musica: il racconto del rapporto di un padre fragile e geniale e del figlio, attraverso il quale si delinea la figura del grande Chet Baker. Uno spettacolo che mescola verità storica e finzione sul filo di un racconto jazz è Father & Son, Inseguendo Chet Baker, soggetto e testo di Stefano Valanzuolo, in scalle ore 21 (in replica domenica 13) al Teatro Nuovo di Napoli, con Antonello Cossia, voce recitante, Francesco Scelzo, alla chitarra, ed Enrico Valanzuolo, alla tromba, per la regia di Raffaele Di Florio.

Il testo, in una sorta di flashback estremo, articolato secondo una sequenza di ricordi, prova a far rivivere il più romantico tra gli eroi della tromba, il più talentuoso esponente del cool jazz attraverso un mix di parole e suoni. Non lo fa curiosando morbosamente tra fatti e misfatti di droga, ma inseguendo, delicatamente, il rapporto, vero o finto poco importa, di un padre, fragile e geniale, con il proprio figlio. Un rapporto fatto d’incomprensione e paura, ma anche di amore infinito per la vita e per la musica.

Antonello Cossia in scena (foto di Valerie Montanino)

Nel corso del racconto teatrale, la voce narrante s’intreccia con le note di molti classici appartenuti a Chet Baker (My funny Valentine, Let’s get lost, Don’t explain, I fall in love too easily, Arrivederci, Estate), riarrangiati ed eseguiti, rispettosamente e in versione strumentale.

Interprete fra i più lirici, intensi e poetici, Chet Baker è stato un artista che, grazie alla musica, era riuscito ad arginare, anche se solo parzialmente, i demoni che vivevano in lui. Trombettista rivoluzionario, ha sempre unito genio e sregolatezza, regalando performance memorabili. L’importante per lui era suonare, e farlo sempre con swing. Ci riusciva, in qualsiasi condizione si trovasse. La sua era una musica evocativa ed espressiva davvero come poche altre. Come gran parte di molti artisti, detestava buona parte della propria vita, senza rinnegarne nulla, ma voleva evitare che qualcuno commettesse i suoi stessi errori, e, soprattutto, che suonasse la sua stessa musica. In fondo, semplicemente, non voleva che esistesse un altro Chet, così credeva almeno, prima di incontrare suo figlio.

L’allestimento si avvale dei costumi a cura di Annalisa Ciaramella, l’ideazione scena di Raffaele Di Florio, l’aiuto regia di Angela Grimaldi.

 

 

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