Luciano Melchionna

Anita B.Monti

Luciano Melchionna
Luciano Melchionna

S’intitola L’amore per le cose assenti, lo spettacolo con il quale Luciano Melchionna torna a Benevento Città Spettacolo. Il debutto nazionale domani al Teatro De Simone. Ne sono interpreti Autilia Ranieri, Giandomenico Cupaiuolo, Her (Erma Pia Castriota).

Un testo che “parla di verità”, spiega l’autore e regista “Vorrei che ci si amasse con sincerità e con il coraggio dei propri sentimenti. Il mio è proprio un appello accorato. Guardandomi intorno, mi sono accorto che molti rapporti spesso si basano sull’inerzia e sulla paura della solitudine. Ho scritto di getto”.

Le cose assenti per lui sono proprio la verità, la libertà, “tutto ciò che non facciamo o diciamo per pigrizia, per rassegnazione. – dice – E’ arrivato il momento di vivere con sincerità, trovare la libertà, recuperare le presenze che hanno contato nella nostra vita anche quando non ci sono più”.

Con quale stile ti esprimi?

“In maniera espressionista, esilarante, gioco con il grottesco, lancio pezzetti di cuore, che mi auguro si conficchino nel petto, nelle viscere o nella testa delle persone. Il protagonista ha deciso, nel giorno del compleanno della moglie, di aprirsi completamente e di offrirle come dono la libertà”.

Qual è il prezzo di tutto ciò nella vita vera?

“Cito Pasolini sulla solitudine: bisogna essere forti per affrontarla. E’ faticoso, spesso doloroso, ma non lo è la vita?”.

Come hai impostato la regia?

“Ho guardato un po’ alla commedia greca, affidando a Her il ruolo di prologo e di epilogo, con citazioni da Fassbinder e Wilder. Anche il mio precedente “Non camminare scalza” del 1997 parlava d’amore, questo ne rappresenta il seguito. La protagonista, oggi, è a un secondo matrimonio ma con una maturità diversa”.

Per il disperato appello ad amare con sincerità, coraggio e passione ti accompagna la musica.

“Ho scelto un gruppo emergente romano, gli Stag. Hanno composto un tappeto musicale elettronico melodico disturbato da lamenti e interferenze”.

Nonostante i numerosi impegni teatrali e cinematografici, anche al fianco di nomi importanti, a consacrarti in realtà è stata quell’originale idea del format “Dignità autonome di prostituzione”, che per il sesto anno torna a Napoli al teatro Bellini.

“Bhé, sì, in fondo rappresenta la summa di quel che ho fatto, ed è diventata quasi la mia personale visione della vita. L’ultima volta lo abbiamo rappresentato a Cinecittà, proprio nei celebri Studios: è stato meraviglioso”.

Una formula vincente.

“Credo che la fortuna dello spettacolo stia nel fatto che cambio sempre tutto, il pubblico sa che ogni volta può vedere cose diverse. Inoltre non si sente rinchiuso in un teatro, dove molto spesso, vede brutti spettacoli: ribelliamoci!”.

Cinema e teatro. Che cosa ti stimola di più?

“Ogni strumento è buono, se mi permette di esprimere le mie urgenze. Quel che voglio è raggiungere il pubblico. Godo in teatro, dove la magia si riproduce sera dopo sera; il cinema, invece, fissa pensieri ed emozioni. Li amo entrambi”.

 

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