L’ultimo viaggio di Plinio il Vecchio

Maresa Galli

Gaius Plinius Secundus. L’ultimo viaggio di Plinio il Vecchio” è lo spettacolo teatrale di Diego Sommaripa e Noemi Giulia Fabiano, prodotto da TTR-Il Teatro di Tato Russo.

In scena al Piccolo Bellini di Napoli dal 19 al 23 dicembre 2023, con la regia dello stesso Sommaripa, è stato un meritato successo per gli autori e per il protagonista Rino Di Martino, bravo nel dare corpo e anima al vecchio saggio e visionario naturalista che, per amore della scienza, morì durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. In scena, con i talentuosi danzatori Lucia Cinquegrana, Luca Piomponi ed Elisa Carta Carosi, lo spettacolo si avvale della scenografia curata dall’Accademia di Belle Arti di Napoli. I bei costumi, le musiche e le coreografie sono di Fabiana Amato, Marco Schiavoni e Aurelio Gatti.

Lo spettacolo (foto (Galli)

Scrittore, naturalista, filosofo, militare, Plinio il Vecchio fu l’autore del trattato enciclopedico “Naturalis Historia”. Spinto allo studio da una naturale curiosità e predisposizione, come racconta il personaggio nel suo intenso monologo, è stato prolifico scrittore (“milioni di righe hanno segnato la mia vita”, confessa). Comandante della flotta romana di stanza a Capo Miseno, luogo incantato, qui vi trovò casa. Già funzionario in Spagna, aveva fatto carriera nell’esercito dell’imperatore Vespasiano, facendosi valere con la spada e con la penna. Testimone della sua morte, l’amato nipote-figlio adottivo Plinio il Giovane, che narrerà le sue gesta. “Voler conoscere la natura ad ogni costo, è questo il mio destino!”, rivela con orgoglio Plinio il Vecchio ripetendo una mantrica frase che rivela tutta la sua vita. “Fogli, fogli, adorati figli miei!”.

Un sogno premonitore gli rivelerà l’incombente tragedia. La sua grande lezione è l’amore per la natura che si rivela in tutta la sua grandezza e poesia. Versi poetici escono dalle sue labbra, per raccontare gli occhi, che cambiano colore, quelli della sorella Plinia, gli occhi di arcobaleno dopo la tempesta, gli occhi grigi e spenti di chi non sa nulla. Gli occhi della vittoria, della speranza, della paura, della fame, di battaglie che si potevano evitare. Gli occhi terrorizzati degli abitanti delle città vesuviane invase da nubi nere di fumo, da fiumi di fuoco, dal mare in tempesta, dal puzzo di zolfo, dalle ville che crollano. Descrivere curiosare ammirare amare. Protomartire della scienza, forse folle, filantropo che cercò fino all’ultimo di salvare vite, ha regalato al mondo il suo racconto dettagliato della terribile eruzione che seppellì Pompei, Ercolano, Stabia ed Oplonti. La natura è matrigna ma anche madre, generosa da scoprire. La conoscenza renderà liberi.

Un felice incontro di drammaturgia, movimenti coreutici, sapiente gioco di luci di Salvatore Palladino e brillante interpretazione di Rino Di Martino che nei monologhi rivela la sua arte. Meritati applausi.

(La foto di copertina è di Flavia Tartaglia) 

 

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