Masiello emoziona nei panni di Bindi

Maresa Galli

Un momento dello spettacolo
Un momento dello spettacolo

Un successo straordinario ad ogni replica al teatro Sancarluccio di Napoli, palcoscenico di grandi attori e cantanti, ieri come oggi. Massimo Masiello interpreta con classe, eleganza, passione, saudade Umberto Bindi, dimenticato ingiustamente. Grazie alla nobile penna dei giornalisti/scrittori Gianmarco Cesario e Antonio Mocciola il compianto artista rivive nello spettacolo Gli amici se ne vanno. Le note ineguali di Umberto Bindi. Cura la regia dello spettacolo lo stesso Masiello con Gingy Comune; le belle scene in bianco e nero, essenziali a cura di Francesco Esposito ricordano la tv italiana degli anni ‘50’60; le luci danno risalto all’elegante fisicità del protagonista e sembrano scolpire le atmosfere malinconiche delle canzoni di Bindi. La sonorizzazione è a cura di Letti Sfatti, del talentuoso Jennà Romano.

Lo spettacolo apre sulle note di “La musica è finita”, interpretata con la sua voce unica da Robert Plant, prima che diventasse leader dei Led Zeppelin. Entra in scena Masiello, perfetto nei panni di Bindi, che confida al pubblico la sua passione per le belle canzoni nata quando era bambino, perché “anche le canzoni hanno un’anima”. Eppure, prima del grande successo, anche lui scriveva canzonette (“I trulli di Alberobello”) nell’Italia sanremese. Era il 1958: in quella edizione del Festival si dava per vincente la più tradizionale “L’edera”, cantata da Nilla Pizzi, surclassata invece da “Nel blu dipinto di blu” scritta e cantata da Domenico Modugno in coppia con Johnny Dorelli, un successo planetario. Pazienza, pensa Bindi, in fondo ho solo ventidue anni e la strada è ancora lunga. Solo un anno dopo il suo talento si esprime con “Arrivederci”, un successo strepitoso seguito da “Il nostro concerto” (1960), che si avvale di una lunga introduzione strumentale in anticipo sui tempi, troppo raffinata per l’Italietta delle canzoncine disimpegnate e orecchiabili, soprattutto brevi.

Pur bravo come interprete Bindi subisce l’onta di dover affidare le proprie canzoni ad altri interpreti – lui è impresentabile… Tra questi Mina che diventerà sua amica, condividendo con lui lo “scandalo” di aver avuto un figlio con Corrado Pani fuori dal matrimonio. Lui, omosessuale schivo, verrà additato dai giornali dell’epoca come un “invertito”, stigmatizzato, allontanato dai festival. Le sue più belle canzoni, “La musica è finita” e “Per vivere” saranno cantate rispettivamente da Ornella Vanoni e da Iva Zanicchi – brave interpreti ma non sono lui.

Nella biografia di Bindi rientra una fetta di storia italiana, con le sue Canzonissime, con il presunto suicidio di Tenco, con la falsa morale e ipocrisia, con le case discografiche che decidono della vita privata degli artisti. Poi vengono gli anni ’80 e Bindi ha poco a che fare con la musica “di plastica”, con il travestitismo glamour accettato come folklore, perché l’omosessualità in giacca e cravatta fa paura… Nella vita del cantautore tanti drammi, come l’omicidio misterioso della madre, come l’abbandono dei tanti amici nel momento del bisogno, della povertà. Una riabilitazione tardiva e la Bacchelli non serviranno a lenire ferite aperte per tutta la vita di un uomo che voleva solo essere considerato come artista. Né più né meno. Sullo sfondo la sua Genova, il mare nel quale distillare il proprio dolore, utero accogliente, grembo, ritorno.

Masiello coinvolge/commuove con grande bravura, con le sue interpretazioni emozionanti delle più belle canzoni di Bindi, con il racconto dei suoi giorni più significativi. Nella sua voce echi di chansonnier francesi, Aznavour, Brel, Brassens ma anche Cohen e Dylan, Lauzi ed Endrigo, per una musica avanti sui tempi che richiama Ellington e Gershwin, Ferrè e Bacharach, una musica fatta di “carezze sinfoniche” e di disincantata poesia.

 

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