“MattatTori”, l’Italia di Magnani e Gassman

Redazione

Una scena
Una scena

La premessa è suggestiva: Anna Magnani e Vittorio Gassman, morti, devono sostenere un’audizione. Con Dio. Ciò che li aspetta, al termine, è sapere se meritino il paradiso o l’inferno. È la storia raccontata nel nuovo spettacolo della compagnia milanese TeatRing dal titolo “MattatTori – L’Italia di Magnani e Gassman”, in programma giovedì 26 maggio (alle ore 21) al Teatro Alfredo Chiesa di Milano (via San Cristoforo 1). Al centro della originale pièce due grandi, indimenticabili protagonisti del cinema e del teatro. La Magnani, talento assoluto e magnetico; Gassman, maschera espressiva come poche. A impersonarli, con moderna sensibilità, Marianna Esposito ed Ettore Distasio (anche autori del testo), che nella loro “confessione” a Dio saranno costretti a confessare il loro vero “io”, e quindi a scoprire e ritrovare la linea di confine tra il vivere e il recitare. Le due grandi figure Magnani-Gassman, in questo gioco folle, mettono alla gogna le loro scelte di vita, le espongono al giudizio altrui, cercano di capire e di capirsi. Cercano di comprendere cosa sia mai stato il cinema, il teatro, l’arte. Cosa sia la passione quando divora un essere umano: «Questo innominabile, imperscrutabile, soprannaturale tiranno che mi comanda contro tutti gli umani affetti e desideri di proseguire di andare avanti, di agitarmi tutto il tempo, facendomi fare cose che nella mia vera natura non avrei nemmeno osato sognare», citando le parole che Vittorio Gassman pronuncia in “Moby Dick”, in una delle sue ultime e intense interpretazioni. Si mette così  in scena il contrasto tra l’attore (vivere, recitare, vivere recitando), l’immagine pubblica e il privato. Il loro dover scegliere, continuamente, tra gli affetti e l’arte, tra la famiglia e l’arte, tra l’amore e l’arte. Paradiso o inferno? Entriamo nei ricordi dei due personaggi, nei loro sacrifici e soprattutto nelle loro scelte. In scena pochi oggetti, per lo più simbolici, rievocano un’Italia che, nel periodo compreso fra il Dopoguerra e gli anni Settanta, veniva invidiata in tutto il mondo: Roma, il cinema, il teatro. Poeti e scrittori, registi e attori che facevano grande la nostra nazione e si “esportavano”. Ancora oggi rappresentano un esempio di qualità, autentici fari a cui guardare, nella speranza che altri talenti tornino a risplendere alla stessa maniera.

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