Mirko Di Martino: direttore del Teatro TRAM

Angela Matassa

Cade a dicembre il sesto anniversario della nascita del Teatro TRAM di Napoli. La sala di Port’Alba, sede già di numerosi storici gruppi, è spazio off al passo con i tempi. Ristrutturato da una compagnia di giovani, è diventato luogo per Teatro, Ricerca, Arte, Musica: iniziali che formano l’acronimo. Diretto da Mirko Di Martino, accompagnato da una decina di collaboratori, ognuno con compiti diversi, è anche centro di produzione, grazie alla collaborazione con il Teatro dell’Osso.

Di Martino, avete dato un nuovo volto a questo antico spazio, che oggi funziona quasi tutto l’anno, andando incontro a molte esigenze. Bilancio positivo?

“Sì, noi siamo soddisfatti, anche se l’impegno è davvero grande. In questi anni siamo cresciuti sia come teatro che come produzioni, come numero di spettatori che ci gratificano molto e, soprattutto, con i laboratori. Abbiamo puntato sulla formazione e, grazie ai nostri docenti, siamo andati avanti nell’intento di lavorare con i giovani e coinvolgerli”.

Tra le quattro sezioni che avete scelto di proporre, quale funziona meglio?

“Inizialmente la musica ha avuto meno titoli, ma stanno crescendo i lavori dedicati agli artisti. Essendo un teatro, è naturalmente la prosa a dominare il cartellone, ma con le rassegne estive, per esempio, diversifichiamo l’offerta”.

Avete ospitato compagnie esterne, molte hanno dimostrato che si può fare vero teatro anche con pochi elementi scenici, puntando sul testo e sull’interpretazione.

“E’ la scelta dei teatri ‘off’. E’ una sfida quella di portare pubblico a vedere lavori con titoli o interpreti poco conosciuti. In realtà offriamo un’esperienza estetica. Performance in cui spesso lo spettatore è coinvolto, non è passivo e si entusiasma”.

Normalmente vi autofinanziate, avete qualche aiuto dalle istituzioni?

“Debbo ammettere che non è facile, nulla è mai veramente certo quando dipende da altri. Un po’ la Regione, qualche volta il Ministero, distribuiscono pochi contributi ai piccoli teatri, non c’è però continuità. Spesso abbiamo partecipato ai bandi del Comune, ma quel che in Italia non c’è è il contributo dei privati”.

Quale sarà il prossimo progetto?

“Si tratta di una cosa interessante: per la prima volta metteremo in scena uno spettacolo realizzato dai docenti e da alcuni allievi della scuola di formazione. Sarà una rielaborazione della Fedra classica”.

E tornerà il suo spettacolo su Artemisia Gentileschi, cui Napoli dedica anche una mostra.

“Sì a marzo lo riproporremo. Lo mettemmo in scena per la prima volta nel 2013, nell’ambito del Forum delle culture, con Titti Nuzzolese e Antonio D’Avino. Offre uno sguardo particolare sulla sua arte e sul significato psicologico che per lei aveva dipingere”.

 

 

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